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Quella donna coperta di sangue a Capitol Hill

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 7 Gen. 2021 alle 12:30 Aggiornato il 7 Gen. 2021 alle 12:33
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Immagine di copertina

Negli Stati Uniti sono le tre di pomeriggio, i manifestanti pro-Trump hanno fatto irruzione nel Campidoglio per impedire al Congresso di certificare la vittoria del presidente eletto Joe Biden. Il fragore di uno sparo risuona all’improvviso: una donna, bardata con fasce che inneggiano a Trump, crolla a terra. Porta le mani al volto con espressione scioccata. Perde sangue. Diverse persone si inginocchiano per aiutarla, mentre un uomo in uniforme con un fucile appare accanto a lei. I secondi sembrano scorrere a rallentatore.

Questo è quanto mostrano le sconvolgenti immagini riprese da un giornalista indipendente che si trovava a Capitol Hill nella tempesta più dolorosa che la democrazia occidentale abbia mai fronteggiato.

La donna colpita è in gravi condizioni, viene portata fuori dalla struttura su una barella, è ricoperta di sangue. Il resto è rimasto lì, le macchie rosse spiccano sul bianco del Campidoglio. Poche ore dopo arriva la drammatica notizia: la donna colpita al petto non ce l’ha fatta. É morta per le ferite causate dal proiettile.

Gli spari, il sangue a terra, la devastazione e poi la morte sono le immagini simbolo di un fallimento che si insinua persino nel tempio della democrazia per eccellenza, il Campidoglio americano. Un fallimento che coinvolge tutti e le cui prime vittime sono proprio i facinorosi manifestanti che hanno dissacrato quei luoghi incitati da un presidente, Donald Trump, che fino all’ultimo non ha considerato – o volutamente ignorato – le conseguenze delle sue affermazioni, di quella diarrea verbale manifestata a suon di tweet e post su Facebook.

Questo è esattamente ciò che Trump voleva. Trump ha sfruttato quella donna per i suoi interessi personali. È stato Trump che ha ripetutamente invitato i suoi sostenitori a recarsi a Washington per la sessione congiunta, dopo che i suoi sforzi per ribaltare le elezioni attraverso i tribunali erano falliti. È stato Trump a dire ripetutamente a quegli stessi sostenitori che le elezioni erano state rubate e che il risultato doveva essere sovvertito. Ed è stato Trump a ignorare i rapporti secondo cui alcuni dei suoi sostenitori stavano progettando di andare ben oltre la protesta pacifica. Ma la sua ignavia è arrivata al capolinea. È necessariamente arrivato il tempo di voltare pagina e ridare alla parola “democrazia” il suo vero significato.

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