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    Coronavirus, una metropoli cinese vuole vietare il consumo di carne di cani e gatti

    La proposta arriva dalla città di Shenzhen con i suoi 12 milioni di abitanti e segue quella simile, dei giorni scorsi, di vietare per lo stesso motivo il consumo di animali selvatici, come pipistrelli e serpenti

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 28 Feb. 2020 alle 10:59 Aggiornato il 28 Feb. 2020 alle 13:04

    Coronavirus, metropoli cinese vuole vietare consumo carne di cani e gatti

    Dopo il drastico calo dell’inquinamento in Cina, il coronavirus continua a produrre “effetti collaterali”.

    Uno tra i più eclatanti potrebbe essere il bando di carne di cani e gatti.

    La proposta arriva in tempi di coronavirus dalla città di Shenzhe ncon i suoi 12 milioni di abitanti e segue quella simile, dei giorni scorsi, di vietare per lo stesso motivo il consumo di animali selvatici, come pipistrelli e serpenti.

    All’inizio di questa settimana, il parlamento cinese ha deciso di vietare completamente il commercio illegale di animali selvatici ed eliminare le cattive abitudini di mangiare animali selvatici per salvaguardare la vita e la salute delle persone

    I regolamenti proposti dal governo della città di Shenzen elencano nove carni autorizzate al consumo, tra cui maiale, pollo, manzo e coniglio, nonché pesce e frutti di mare.

    Le altre carni consentite sono agnello, asino, anatre, oche e piccione. La proposta evidenzia che in Cina esistono oltre 2.000 specie di animali selvatici protetti.

    Il documento riconosce lo stato di cani e gatti come animali domestici e ne vieta il consumo. I serpenti, le tartarughe e le rane sono stati esclusi dall’elenco approvato, nonostante siano piatti popolari nel sud della Cina.

    La decisione è stata del Comitato permanente del 13mo Congresso nazionale del popolo. Lo schema ha 8 articoli focalizzati sul “noto problema” di consumo di carne di animali selvatici (ritenuto uno delle possibili cause del coronavirus), su cui c’è il bando totale e la stretta sul commercio illegale, hanno riferito i media ufficiali.

    Nel frattempo, il governo a livello nazionale ha già vietato il commercio di specie selvatiche che gli scienziati sospettano abbiano portato allo scoppio dell’epidemia di coronavirus: alcune delle prime infezioni sono state riscontrate in persone che erano esposte a un mercato della fauna selvatica nella capitale della provincia di Hubei, Wuhan, dove venivano venduti pipistrelli, serpenti, zibetti e altri animali.

    Secondo una serie di linee guida diffuse dall’Amministrazione Nazionale per le Foreste e i Pascoli, le autorità a tutti i livelli devono condividere le risorse per rafforzare in maniera completa la protezione della fauna selvatica in importanti habitat e aree in cui sono distribuiti gli animali selvatici.

    Banchi del mercato, negozi e ristoranti che vendono animali selvatici saranno chiusi e sigillati in conformità con la legge, mentre tutte le informazioni online o pubblicità relative al commercio illegale di animali selvatici saranno rimosse, riportano le linee guida, aggiungendo che anche attività come il trasporto di animali selvatici e prodotti correlati saranno severamente puniti.

    Secondo le linee guida, le autorità dovranno rivedere le istituzioni che si occupano dell’allevamento e del commercio di animali selvatici e imporre sanzioni più severe per le violazioni. A partire da ieri l’amministrazione ha bloccato tutte le richieste di autorizzazione amministrativa per le attività di consumo di animali selvatici, tra cui la caccia, la vendita, l’acquisto e l’importazione di animali selvatici.

    Inoltre, in base alle linee guida sono richieste procedure di approvazione rigorose per gli animali selvatici utilizzati a scopi non alimentari, come ad esempio per la ricerca scientifica, i farmaci e l’esposizione.

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