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La Catalogna ha dichiarato l’indipendenza dalla Spagna

Il parlamento della Catalogna, nella seduta di venerdì 27 ottobre, ha dichiarato l'indipendenza dalla Spagna

Di Giuseppe Loris Ienco
Pubblicato il 26 Ott. 2017 alle 23:30 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:43
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Immagine di copertina
Credit: PAU BARRENA

Il parlamento della Catalogna, nella seduta di venerdì 27 ottobre, ha dichiarato l’indipendenza dalla Spagna.

Come diretta, risposta, la camera alta del parlamento spagnolo ha autorizzato il governo del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy a prendere il controllo della Catalogna direttamente da Madrid, pochi minuti dopo che la Catalogna ha proclamato l’indipendenza.

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La mozione è passata con 70 voti a favore, 10 contrari e due astenuti. I deputati del Partito socialista, del Partito popolare e di Ciudadanos hanno lasciato l’aula prima del voto.

Nel testo si legge che la Catalogna si è costituita come stato sovrano, indipendente e democratico. Oltre a questo, la regione chiede di essere riconosciuta ufficialmente da istituzioni e paesi stranieri.

Marta Rovira, deputata del partito pro-indipendenza Junts pel Sí, ha detto che “non sarà facile, non sarà indolore e non si realizzerà in un solo giorno. Ma non c’è alternativa al processo di nascita della Repubblica catalana”.

Il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, ha invitato i cittadini a restare calmi in un tweet pubblicato pochi minuti dopo il voto del Parlament di Barcellona.

“Chiedo a tutti gli spagnoli di restare tranquilli. Lo stato di diritto riporterà la legalità in Catalogna”, ha scritto Rajoy.

La Commissione europea non ha ancora diffuso una dichiarazione per commentare la dichiarazione di indipendenza della regione catalana. Il presidente Jean-Claude Juncker aveva definito la questione “un problema interno alla Spagna”.

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha detto che la dichiarazione d’indipendenza del parlamento catalano non avrà conseguenze per l’Unione europea, il cui unico referente continuerà a essere solo il governo centrale di Madrid.

Mentre il parlamento catalano votava per l’indipendenza, nel Senato spagnolo si svolgeva la seduta plenaria per la ratifica della sospensione dell’autonomia catalana, voluta dal governo di Rajoy.

Il Senato ha dato l’approvazione delle misure previste dall’articolo 155 della Costituzione, grazie alla maggioranza assoluta di cui gode il Partito popolare.

Una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri è in programma per le ore 18 per discutere riguardo l’interruzione dell’autonomia catalana.

L’Assemblea nazionale catalana (ANC), il principale gruppo secessionista della regione, ha invitato i funzionari statali della regione a non seguire gli ordini di Madrid riguardo l’applicazione dell’articolo 155 e a rispondere con una “resistenza pacifica”.

Nel corso del suo intervento, il primo ministro Mariano Rajoy ha annunciato l’intenzione di destituire il governo di Puigdemont e ha detto che il paese è sul punto di “adottare una decisione eccezionale”, resasi necessaria “a causa della gravità della situazione e delle sue probabili conseguenze”.

La scelta di ignorare l’illegalità del referendum riconosciuta dalla Corte costituzionale ha dato vita “a un processo continuato di decisioni antidemocratiche, contrarie alle leggi e ai valori spagnoli ed europei”.

La responsabilità per l’applicazione dell’articolo 155, secondo Rajoy, è da attribuire solo al presidente catalano Carles Puigdemont.

Il primo ministro spagnolo ha indicato i quattro obiettivi principale del provvedimento: “tornare alla legalità, recuperare fiducia, mantenere alti i livelli di crescita economica e andare alle elezioni in una situazione di normalità”.

Al termine del suo intervento in Senato, Rajoy ha detto ai giornalisti che “la Spagna è un paese serio e una grande nazione e non tollereremo il fatto che un piccolo gruppo di persone possa liquidare la nostra costituzione”.

Il presidente catalano Carles Puigdemont, in un breve discorso tenuto nel pomeriggio di martedì 26 ottobre, ha affermato che non scioglierà il parlamento della regione e non convocherà elezioni anticipate, diversamente da quanto fatto trapelare dai media spagnoli nel corso della mattinata.

Puigdemont ha spiegato di aver rinunciato alle elezioni anticipate per non aver ricevuto alcuna garanzia da Madrid sulla sospensione dell’applicazione dell’articolo 155, che determinerebbe il commissariamento della regione.

Puigdemont ha dichiarato: “Non accetto le misure che ha adottato il governo spagnolo. L’applicazione dell’articolo 155 è ingiusta e abusiva”, per poi spiegare che sarà il parlamento catalano a decidere se proclamare l’indipendenza.

Il presidente catalano ha poi affermato che, nonostante tutti i suoi tentativi finora siano andati a vuoto, vuole continuare a cercare il dialogo con Madrid: “Il mio impegno è quello di perseguire tutte le strade per trovare una soluzione negoziata e concordata per evitare l’applicazione dell’articolo 155”, ha dichiarato.

L’intervento di Pugdemont era inizialmente previsto per le 13.30, ma è slittato di alcune ore proprio nell’attesa di garanzie da Madrid sulla sospensione della procedura per l’attivazione dell’articolo 155 in caso di elezioni in Catalogna. In mancanza di queste rassicurazioni, Puigdemont ha quindi rinunciato a sciogliere il parlamento.

I media spagnoli, nel corso della mattinata, avevano data per certa la convocazione di elezioni anticipate.

La vicepremier spagnola Soraya Saenz de Santamaria, parlando davanti alla Commissione del Senato spagnolo che deve dare via libera all’attivazione del 155, ha dichiarato che il governo chiede l’attivazione dell’articolo contro la Catalogna. “Un obbligo legale, democratico e politico per ristabilire l’esercizio dell’autogoverno catalano in un quadro costituzionale e tutelare l’interesse generale della Spagna”, ha detto.

Nel corso della notte del 25 ottobre si era tenuta una riunione fiume del governo catalano, che però si era rivelata infruttuosa: la Generalitat si è presenta divisa all’appuntamento di oggi a Barcellona, con la sinistra indipendentista di CUP (Candidatura d’Unitat Popular) ed ERC (Esquerra Republicana de Catalunya) che continuano a fare pressioni per l’indipendenza immediata e i moderati del PDeCAT (Partito Democratico Europeo Catalano) che invece avrebbero preferito andare alle elezioni.

Il presidente catalano aveva già fatto sapere che non avrebbe accettato l’intervento di Madrid e l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione: “Il popolo della Catalogna non può accettare le misure illegali prese dal governo spagnolo per governare direttamente la regione da Madrid”, aveva detto giorni fa Puigdemont in un messaggio di risposta al primo ministro Rajoy.

Nel frattempo non si fermano le tensioni nel paese: nella serata del 25 ottobre si è svolta una nuova manifestazione degli indipendentisti davanti al palazzo della Generalitat de Catalunya.

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