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Jeanine Anez nuova presidente ad interim della Bolivia ma Morales dal Messico la definisce “un’auto proclamazione”

Immagine di copertina
Credits: Anez/Ansa; Morales/ kremlin.ru

Jeanine Anez è la presidente ad interim della Bolivia

La (ormai ex) seconda vicepresidente del Senato Jeanine Anez del partito di opposizione Unidad democratica (Ud) è stata nominata presidente ad interim della Bolivia dai parlamentari della sua formazione politica e da altri gruppi avversi a Evo Morales.

La nomina ha suscitato polemiche tra i giuristi locali perché è avvenuta in assenza del quorum necessario alla Camera e al Senato previsto dalla Costituzione per l’accettazione delle dimissioni del presidente. Il Movimento al socialismo (Mas) guidato da Evo Morales infatti controllava due terzi delle camere e non si è presentato alla votazione. Affinché la rinuncia delle massime cariche dello Stato diventi effettiva è inoltre previsto che le lettere di dimissioni siano approvate dai due rami del Parlamento e questo procedimento per il momento risulta del tutto saltato.

Oltre a Morales e al suo vice Alvaro Garcia Linera, si sono dimessi anche i presidenti di Senato e Camera e il primo vicepresidente del Senato e a questo punto sempre in base alla Costituzione dovranno essere nuovamente nominati nel più breve tempo possibile i loro sostituti. Sempre in base alla legge entro 90 giorni dovranno essere convocate nuove elezioni.

“Mi impegno ad assumere tutte le iniziative necessarie per pacificare il Paese. Il popolo boliviano, ha proseguito è testimone del fatto che abbiamo fatto tutti gli sforzi necessari per canalizzare la presenza dei parlamentari delle tre forze politiche rappresentate, ma che, tuttavia, i parlamentari del Mas hanno fatto sapere che non sarebbero venuti. Tutti sappiamo che il presidente ed il vicepresidente hanno presentato la loro rinuncia abbandonando il Paese, ricevendo asilo in Messico, cosa che costituisce un abbandono delle loro funzioni”, ha affermato Anez nel suo primo discorso dopo la nomina.

Il presidente dimissionario della Bolivia, Evo Morales ha definito stanotte la nomina della senatrice Jeanine Anez “un’autoproclamazione che costituisce il golpe più subdolo e nefasto della storia”. Dall’esilio in Messico, Morales ha rilevato che si tratta di “una senatrice di destra golpista che si autoproclama presidente del Senato e presidente ad interim della Repubblica senza quorum legislativo, circondata da un gruppo di complici e protetta da Forze armate e polizia che reprimono il popolo”.

Il capo dello Stato dimissionario ha poi sottolineato che “questa autoproclamazione infrange gli art.161,169 e 410 della Costituzione che determinano l’approvazione o il rigetto della rinuncia presidenziale, la successione costituzionale sulle presidenze di Senato e Camera dei Deputati, e la supremazia della Costituzione politica dello Stato”.

La “fuga” in Messico di Morales

Morales dopo l’annuncio delle dimissioni ha ricevuto asilo in Messico, dove hanno trovato rifugio anche altre cariche dello Stato. Un aereo militare messicano è andato a prenderlo nel dipartimento di Cochabamba in Bolivia e ieri intorno alle 18 Morales è atterrato nell’hangar presidenziale dell’aeroporto di Città del Messico.

Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard il viaggio è stato piuttosto travagliato perché il governo peruviano avrebbe rifiutato all’aereo di rifornirsi di carburante sul proprio territorio, mentre Ecuador e Bolivia e Brasile non volevano permettere al velivolo di attraversare il loro spazio aereo.

“Ho deciso di rinunciare perché era necessario mettere fine alle violenze ma voglio assicurare che l’accaduto non mi cambierà ideologicamente. È necessario continuare la lotta e siamo sicuri che i popoli del mondo abbiano tutto il diritto di liberarsi e porre fine all’oppressione, ma ci sono comunque dei gruppi che non rispettano la vita né tantomeno la patria. E questo farà parte della lotta ideologica culturale e sociale che porteremo avanti” ha dichiarato Morales al suo arrivo.

Intanto ieri il sindacato della Centrale operaia boliviana (Cob) ha avvertito “gli attori politici che hanno causato questo caos e disordine sociale che se entro 24 ore” non fosse stato ristabilito l’ordine costituzionale” avrebbe dichiarato “uno sciopero generale a tempo indeterminato con mobilitazione”. L’annuncio dello sciopero potrebbe quindi arrivare già in giornata.

Il nuovo report del Cepr contro l’Osa

Per esaminare la crisi boliviana è stata convocata una riunione speciale dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) che il 10 novembre aveva pubblicato un report in cui contestava la regolarità delle elezioni e della vittoria di Morales al primo turno. Proprio in seguito alla pubblicazione delle conclusioni del report Morales aveva annunciato di voler indire nuove elezioni. Lo stesso giorno l’ammutinamento del capo della polizia e dell’esercito ha invece spinto Morales di dimettersi.

Il 12 novembre tuttavia è stata diffusa una nuova analisi del “Center for Economic and Policy Research” (Cepr) di Washington di cui fanno parte anche i premi Nobel Robert Solow e Joseph Stiglitz. Secondo il Cepr “l’esame statistico dei risultati elettorali e la documentazione ufficiale delle elezioni boliviane del 20 ottobre non mostrano evidenze di irregolarità o brogli che abbiano influito sul risultato ufficiale che ha assegnato la vittoria al primo turno al presidente Evo Morales, in contraddizione con la versione post elettorale appoggiata senza prove, dalla Missione di osservazione elettorale dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa)”.

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