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Boicottaggio in Cambogia

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L'opposizione boicotta la sessione inaugurale del parlamento per il mancato avvio di indagini sull'esito delle elezioni

L’opposizione cambogiana minaccia la crisi costituzionale.

I membri dell’opposizione eletti in parlamento hanno boicottato lunedì mattina la prima seduta del legislativo dopo il rifiuto da parte delle autorità cambogiane di indagare su episodi di corruzione avvenuti durante il voto. Il partito dell’attuale Primo Ministro Hun Sen è accusato di aver truccato i risultati delle elezioni di luglio.

Il re Norodom Sihamoni ha reincaricato Hun Sen per il prossimo mandato, legittimando in questo modo il voto popolare. Il Premier dovrà comporre il nuovo governo entro martedì, giorno in cui dovrà anche esporre la propria linea politica davanti al Parlamento.

La Commissione Elettorale Nazionale aveva dichiarato alla fine dello spoglio di luglio che il partito di Hun Sen, il Partito del Popolo (PP), aveva conquistato 68 seggi contro i 55 vinti dal partito d’opposizione, il Partito Nazionale di Salvataggio (PNS). Quest’ultimo aveva denunciato brogli per 2,3 milioni di voti.

L’opposizione e alcuni analisti politici richiamano all’applicazione della costituzione, la quale prevede che sia raggiunto un quorum di 120 membri su 123 per procedere all’apertura del Parlamento e all’incarico di governo. Il PP invece ignora questa disposizione e presenterà un esecutivo con l’appoggio di soli 63 deputati.

Secondo il leader del PNS Sam Rainsy, la seduta inaugurale del Parlamento convocata a queste condizioni è “una violazione della costituzione”.

Intanto Hun Sen e Sam Rainsy si sono incontrati la settimana scorsa per parlare della possibilità di nuove elezioni e della riforma delle istituzioni statali. Il Premier però ha respinto le accuse e ha rifiutato di procedere con altre indagini sul voto di luglio.

Il sovrano ha richiamato i due partiti alla massima responsabilità: “un’Assemblea funzionante richiede la partecipazione di entrambi i maggiori partiti politici del Paese”

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