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Home » Esteri

Quando il nichilismo diventa odio in rete, anche dopo la morte

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La modella e cantante spagnola Bimba Bosé è morta a 41 anni per un tumore al seno. La sua memoria è stata infangata da atroci commenti di odio e misoginia

“Buon viaggio amore mio, mia complice, mia compagna, mia adorata figlia. Guidami” scriveva il noto cantautore spagnolo Miguel Bosé sul suo account Twitter, nel giorno in cui la prematura scomparsa della nipote Bimba Bosé ha commosso una Spagna incredula, che non ha perso solo una grande artista, ma un simbolo di libertà. 

Bimba si è spenta a soli 41 anni, lo scorso 23 gennaio, senza fare rumore, portando su di sé il peso della consapevolezza di come le metastasi del suo tumore al seno la stessero consumando. Senza mai perdere la forza, senza mai smettere di sorridere alle telecamere, senza mai smettere di lottare. Cantava, ballava, scriveva canzoni. Faceva l’attrice e la modella. Faceva la dj e la mamma, Bimba. 

Ma quello che sapeva fare meglio era fare la donna. Strana. Così amava definire la sua bellezza e il canone nel quale le piaceva classificarsi. Bimba ha imposto un modello di bellezza androgina, rara. Ancor prima che i media iniziassero a parlare di queer o gender fluid. Prima di allora, all’alba del terzo millennio, Bimba posava spensierata per Steven Meisel su Vogue Italia con i capelli a spazzola e il suo ciuffo ribelle. 

In Spagna è diventata un simbolo sin dai suoi primi passi nel mondo dello spettacolo. Un’icona per tutte le donne che oggi si sentono libere di essere diverse, ritrovando così loro stesse. E forse proprio per questa libertà che ha professato fino alla fine, Bimba avrebbe dovuto abbandonare questo mondo in pace, celebrata da guerriera, da musa e da eroina. Ma non è stato così.

La sua morte ha scatenato una serie di commenti brutalmente misogini e omofoni in rete, alcuni davvero raccapriccianti, di insulti al suo cadavere, in risposta al tweet di addio di suo zio Miguel Bosé.

(Di seguito, il tweet di Antonio Burgos, un noto giornalista che ha risposto al messaggio di addio di Miguel Bosé su Twitter, chiedendogli dove sarebbe andata in viaggio sua nipote. Il tweet è stato duramente criticato dalla rete, in quanto cinico e inopportuno). 

(Di seguito uno dei tweet misogini e offensivi nei confronti di Bimba Bosé, nel quale un hater riferisce a Miguel Bosé che l’unico viaggio di sua nipote sarà quello sotto terra, con il suo corpo putrefatto). 


L’odio riversato in rete non ha sicuramente prevalso sulle numerosissime dimostrazioni di affetto da parte del mondo dello spettacolo, da parte della famiglia, delle figlie e di tutti coloro che l’ammiravano in vita e continueranno a farlo anche dopo la sua morte. La misoginia e l’omofobia di alcuni commenti denigranti spinge però a domandarsi fino a che punto possa arrivare l’odio, ma soprattutto fino a che punto possiamo e vogliamo permettere che arrivi. 

La procura ha assicurato all’agenzia stampa spagnola Efe che analizzerà i vari commenti per valutare la possibilità di prendere provvedimenti penali, posto che gli autori dei commenti potrebbero aver commesso un delitto d’odio, secondo l’articolo 510 del codice penale spagnolo. 

Si tratta comunque di una questione legale molto delicata, in quanto solamente i tweet con allusioni all’omosessualità del cantante Miguel Bosé sarebbero perseguibili per legge. Se anche la morte si può denigrare liberamente in rete restando impuniti e un defunto non può difendere il suo onore e la sua dignità, qualcuno dovrà pur farlo in suo nome.

Se il nichilismo deve trionfare, tentiamo almeno di salvare l’integrità dell’individuo e il suo diritto alla tutela della dignità, l’onore e la reputazione, quanto meno dopo la morte. E che nessuna donna smetta mai di brillare, nemmeno da lassù. Hasta siempre Bimba.  

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