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Di Battista
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Alla ricerca del petrolio somalo

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La Norvegia ha creato un fondo per lo sviluppo della Somalia. Dietro al quale potrebbero nascondersi ulteriori interessi

Il governo norvegese ha istituito un fondo per lo sviluppo della Somalia di 30 milioni di dollari (22 milioni di euro circa), che gestirà autonomamente il governo somalo. Eppure, dietro la causa umanitaria potrebbero celarsi anche interessi commerciali.

Da aprile 2013 la compagnia petrolifera norvegese DNO ha acquistato in Somaliland diritti esclusivi di esplorazione su una zona di 1200 km2 — SL 18, così viene chiamata. Qualche domanda sorge dunque spontanea.

Secondo quanto riportato da Reuters – grazie a informazioni fornite da esperti Onu – queste compagnie stanno cercando di accaparrarsi le autorizzazioni del governo somalo per esplorare il territorio alla ricerca di giacimenti petroliferi e di gas in aree contese del Paese. La disputa su chi abbia l’autorità di rilasciare le licenze complica ulteriormente la situazione.

Un funzionario degli affari esteri riferisce che venerdì scorso, a porte chiuse, é stato presentato di fronte al Consiglio di Sicurezza Onu il rapporto annuale della Commissione sulle sanzioni – gruppo di monitoraggio su Somalia e Eritrea – non ancora reso pubblico vista l’opposizione della Russia, che ne ritiene infondate alcune sue conclusioni.

La bozza del documento ancora riservato rivela come in Somalia una legge sul petrolio non sia ancora stata approvata e la tensione tra i centri di potere sia in crescita: mentre il governo federale insiste per avere l’esclusiva sulle decisioni riguardanti le risorse naturali, gli stati regionali (Puntland e Somaliland) stanno rilasciando permessi esclusivi di esplorazione a compagnie straniere. Le controversie che necessariamente ne deriveranno, secondo il report, andranno a mettere a rischio il già precario equilibrio di potere tra regioni e governo centrale.

Compagnie straniere quali la norvegese DNO e Africa Oil Corp si troveranno infatti a lavorare in zone contese, saranno protette da gruppi armati regionali e, come ha dichiarato un esperto Onu del Gruppo di monitoraggio sulla Somalia a Louis Charbonneau, “è allarmante che forze di sicurezza regionale e gruppi armati potrebbero scontrarsi per proteggere gli interessi di compagnie petrolifere occidentali”.

Ipotesi avvalorata, secondo quanto riportato da esperti Onu, anche dalle pressioni che il governo norvegese sta facendo sulla Somalia affinché adotti una Zona Economica Esclusiva (EEZ) sulla costa. La Norvegia ha qui forti interessi commerciali, ostacolati da dispute interstatali tra Kenya e Somalia sul fondale marino.

Secondo quanto riportato in un report Onu dello scorso anno, il Kenya ha recentemente sospeso un contratto con una compagnia petrolifera norvegese, la Statoil, dopo il rifiuto di questa di continuare l’esplorazione del blocco marittimo L 26 senza la delimitazione della EEZ con la Somalia.

La combinazione delle presunte pressioni della Norvegia sul governo somalo per l’adozione della EEZ e dell’istituzione di un fondo per lo sviluppo di 30 milioni di dollari gestito dal governo federale della Somaliaincline alla corruzione – fa accendere qualche dubbio sulla natura del fondo: assistenza e strumenti di pressione commerciale?

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