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Cosa è disposto a fare il Regno Unito per stringere accordi con la Cina

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Il premier britannico Cameron vuole che il suo Paese divenga il principale partner commerciale della Cina in occidente, chiudendo gli occhi sulla dittatura di Pechino

A Pechino si è concluso un meeting di quattro giorni del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (Pcc). Durante questa riunione degli alti vertici del Partito è stata elaborata la versione preliminare del prossimo piano quinquennale per la gestione e la crescita dell’economia cinese, il tredicesimo dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 1949.

Xi Jinping, in quanto segretario generale del Partito Comunista Cinese, ha presieduto le riunioni. Raramente i risultati di questi incontri vengono pubblicati, e i loro contenuti vengono resi noti solo in linee generali. È possibile però speculare sul fatto che il Pcc includerà nei suoi piani una crescente attenzione alle relazioni commerciali strette con altri governi.

Il presidente cinese è appena tornato da due importanti visite di stato negli Stati Uniti e in Regno Unito. In entrambi i casi, i rapporti commerciali bilaterali sono in crescita, anche se Obama mantiene una serie di perplessità nello stringere alleanze con la Cina, e i contenziosi nel Mar cinese meridionale tra le due potenze rimangono una ferita aperta.

A differenza di Obama, Cameron ha invece riservato a Xi Jinping un’accoglienza e un’attenzione eccezionale, stendendo per lui quello che la stampa britannica ha definito “il più rosso dei tappeti rossi”. Accordi per un valore superiore ai 30 miliardi di sterline sono stati siglati tra i due Paesi, includendo la realizzazione da parte di imprese cinesi di una centrale nucleare nel nord dell’Inghilterra.

Ansioso di avvicinarsi alla seconda potenza economica mondiale e alle sue enormi riserve monetarie,il Regno Unito ha ripetutamente affermato che vuole diventare il più importante partner commerciale della Cina in occidente. Per fare ciò sembra che Cameron sia disposto a ignorare le ripetute violazioni di diritti umani che ancora oggi avvengono in Cina.

A differenza di Obama infatti, che in un discorso ufficiale ha apertamente richiesto che Xi Jinping dedichi attenzione a migliorare la situazione dei diritti umani in Tibet e Xinjiang, Cameron non ha sollevato l’argomento.

Precedentemente all’arrivo di Xi Jinping a Londra, l’ambasciatore cinese del Regno Unito aveva fatto sapere che il suo premier si sarebbe sentito offeso se chiamato in causa riguardo alla questione dei diritti umani in Cina, e sembra che Cameron abbia quindi deciso di assecondare le indicazioni dell’ambasciatore cinese e non affrontare temi scottanti per Xi Jinping. Al contrario, il presidente cinese è stato trattato come ospite d’onore.

Il giorno del suo arrivo Xi è stato scortato in una carrozza trainata da un cavallo verso Buckingham Palace, dove ha soggiornato durante i tre giorni della sua permanenza londinese. Ha trovato ad accoglierlo sulle strade della città migliaia dei cinesi che vivono al momento in Regno Unito, con enormi bandiere e striscioni che, a caratteri gialli su sfondo rosso, davano il benvenuto a Xi Jinping.

Questa accoglienza non deve aver preso Xi Jinping di particolare sorpresa: bandiere e striscioni erano infatti stati inviati in gran numero dalla Cina, destando sospetti sull’autenticità e la spontaneità delle manifestazioni di benvenuto da parte delle comunità cinesi del Regno Unito.

Non sono mancate manifestazioni di protesta contro Xi Jinping. Gruppi di dissidenti politici post Tiananmen, tibetani, uiguri, e cinesi praticanti Fa Lungong hanno seguito Xi Jinping a ogni tappa del suo percorso attraverso Londra, per manifestare contro i ripetuti episodi di sparizioni, tortura, morte, che ancora oggi avvengono quotidianamente in Cina.

Due manifestanti tibetane e un attivista politico cinese detenuto nel 1989 durante le manifestazioni di Tienanmen e ora rifugiato in Inghilterra sono stati arrestati durante il corso di queste manifestazioni per essersi sporti oltre il limite stabilito dalle autorità mentre sventolavano bandiere tibetane e striscioni di protesta. I manifestanti sono stati poi rilasciati il giorno dopo, con l’ordine di non farsi trovare a meno di 100 metri dalla vittima in questione, Xi Jinping.

L’arresto di manifestanti pacifici e la gestione di questo episodio da parte della polizia londinese può far capire fino a che livelli si stia spingendo l’Inghilterra per compiacere la Cina di Xi Jinping.

In molti hanno espresso dissenso contro il modo in cui Cameron sta chiudendo gli occhi di fronte agli orrori della dittatura cinese in cambio di fruttuosi accordi commerciali.

Oltre a organizzazioni come Free Tibet e Amnesty International che hanno preso parte alle manifestazioni anti Xi Jinping, anche singoli cittadini hanno apertamente messo in questione l’accoglienza dedicata al leader cinese.

Uno fra tutti è Paul Powlesland, un avvocato londinese: mentre andava al lavoro, si è fermato per chiedere ai manifestanti pro Xi Jinping se ritenevano che cinesi e tibetani in Cina dovessero avere diritto a libertà di espressione. Ricevendo risposte vaghe da parte dei manifestanti, Paul Powlesland ha espresso la propria vergogna per il modo in cui l’Inghilterra stava accogliendo Xi Jinping. Questo scambio di battute è stato ripreso da Free Tibet, e nel giro di pochi giorni è già stato visualizzato più di due milioni di volte, diventando virale a Hong Kong e Taiwan.

Mentre Xi Jinping potrà contare sull’appoggio politico ed economico da parte di un Paese potente come l’Inghilterra, resta comunque chiaro che la società civile internazionale continua ad opporre la dittatura cinese.

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