Me

La svolta di Whirlpool: “Non chiuderemo lo stabilimento di Napoli, si cerca una soluzione”

Di Donato De Sena
Pubblicato il 11 Giu. 2019 alle 13:55 Aggiornato il 11 Giu. 2019 alle 17:01
Immagine di copertina

Whirlpool Napoli | Chiusura stabilimento | Ministero dello Sviluppo Economico | Mise | Di Maio

WHIRLPOOL NAPOLI – Una svolta nel caso dello stabilimento Whirlpool di Napoli, che la multinazionale americana produttrice di elettrodomestici ha messo in discussione. L’azienda ha fatto sapere oggi che, in linea con il piano industriale dello scorso ottobre, “non intende procedere alla chiusura del sito di Napoli, ma è impegnata a trovare una soluzione che garantisca la continuità industriale e i massimi livelli occupazionali del sito”. Lo stabilimento, dunque, non verrà chiuso.

Whirlpool Napoli | L’azienda: “No alla chiusura del sito”

La nota di Whirlpool è stata diffusa dopo le dichiarazioni del vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio sulla revoca completa degli incentivi alla multinazionale. Nell’incontro al Mise di domani – ha detto ancora l’azienda – “auspichiamo di poter iniziare il percorso con le istituzioni presenti e le organizzazioni sindacali volto a risolvere la vertenza”.

In mattinata Di Maio ha comunque ribadito la sua linea dura della revoca degli incentivi. “Whirlpool non ha tenuto fede ai patti e si è rimangiata la parola e dice di voler chiudere lo stabilimento di Napoli”, ha detto in un’intervista radiofonica a Rtl. Di Maio ha parlato di una “direttiva ministeriale che revoca tutti gli incentivi, ne hanno avuti circa 50 milioni di euro dal 2014 a oggi, perché in Italia ci dobbiamo far rispettare” all’azienda. E ancora: “Se vieni in Italia e prendi i soldi dello Stato – sono state le parole del capo politico M5S – non è che poi te ne vai e chiudi gli stabilimenti tenendo un atteggiamento contrario ai patti”.

Il vicepremier ha poi firmato la revoca degli incentivi e pubblicato un video su Facebook.

> Borghi a TPI: “Non vedo rimpasto di governo”

Una posizione, quella del ministro, per nulla gradita all’azienda. Whirlpool Emea in una nota stamane ha fatto sapere che “con rammarico prende atto della dichiarazione rilasciata questa mattina” da Di Maio “di voler revocare gli incentivi concessi e di bloccare il pagamento su quelli richiesti, pur non avendo l’azienda mai proceduto ad alcuna disdetta dell’accordo siglato”. La multinazionale nel suo comunicato ha detto anche di riconfermare “la centralità dell’Italia e la volontà di continuare a lavorare con tutte le parti coinvolte per trovare una soluzione condivisa”.

Whirlpool Napoli | La protesta dei sindacati contro la multinazionale continua

Intanto non si fermano le proteste dei sindacati. Antonio Accurso, segretario regionale generale della Uilm Campania ha dichiarato: “I lavoratori al 12esimo giorno di presidio scendono in strada per protestare contro l’intransigenza di Whirlpool trapelata nelle dichiarazioni a mezzo stampa”. E poi: “Le difficoltà indicate dall’azienda oggi sono le stesse che ad ottobre aveva garantito di affrontare con gli investimenti e con il concentramento di tutte le lavatrici alto di gamma a Napoli, una parte si produceva a Comunanza”.

“Se c’è un correttivo da apportare – ha concluso il sindacalista – si dovrebbe discutere nello spirito di mantenere gli impegni previsti dall’accordo e non con fantomatiche riconversioni che prima riguardano un soggetto e poi dieci soggetti potenziali. Tutti vogliono investire a Napoli e solo Whirlpool no. È paradossale”.

> In Europa ogni anno si perdono 60 miliardi a causa della contraffazione

Il segretario della Uil Carmelo Barbagallo, intanto, ha apprezzato la posizione del governo: “La decisione del ministro Di Maio di revocare gli incentivi alla Whirlpool è un primo passo per porre un freno allo strapotere di quelle multinazionali che fanno shopping di aziende nel nostro Paese, abbandonandole poi al loro destino. Speriamo che questo provvedimento possa essere un deterrente sufficiente ad evitare che Whirlpool chiuda lo stabilimento campano, perché per noi la continuità di quel sito produttivo è una condizione fondamentale per offrire garanzie occupazionali in un territorio già gravato dall’endemica carenza di lavoro”.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

“Resta, tuttavia, il problema di fondo: servono – ha continuato Barbagallo – provvedimenti strutturali che, da un lato, incentivino comportamenti virtuosi e, dall’altro, scoraggino le multinazionali ad approfittare di tutte le agevolazioni possibili per appropriarsi di un marchio e per poi andarsene insalutati ospiti. A noi interessano investitori che abbiano a cuore le sorti dell’economia reale e non solo delle loro finanze. Una norma del genere creerebbe le condizioni per una crescita effettiva dell’attività produttiva, dell’occupazione e del territorio”.