Stellantis: “Produrremo un’auto elettrica low cost a Pomigliano”
L'annuncio a 48 ore dalla presentazione del nuovo Piano industriale. L'a.d. Filosa: "I clienti chiedono il ritorno di auto piccole, accessibili ed ecologiche". Sindacati soddisfatti: "Ma restano incognite"
A partire dal 2028 nello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco si inizierà a produrre una nuova auto elettrica “compatta ed economicamente accessibile”. Lo ha annunciato lo stesso gruppo automobilistico nella giornata di oggi, martedì 19 maggio, mentre cresce l’attesa per il nuovo Piano industriale, che l’amministratore delegato Antonio Filosa presenterà dopodomani durante l’Investor Day ad Auburn Hills, nel Michigan.
Non è ancora stato reso noto sotto quale marchio sarà assemblato il nuovo modello a batterie, che fa parte di un nuovo progetto dell’azienda denominato “E-Car”, dove la lettera “E” sta per “Europea, Emozione, Elettrica ed Ecosostenibile”.
Si tratterà – spiega Stellantis – di un “veicolo di piccole dimensioni, innovativo, economicamente accessibile e completamente elettrico che viene sviluppato nella più autentica tradizione europea della mobilità per tutti, in risposta alla contrazione senza precedenti del segmento delle vetture di piccole dimensioni a prezzi accessibili in Europa negli ultimi anni”. Secondo i sindacati, il prezzo di vendita dovrebbe aggirarsi sui 15.000 euro.
L’azienda intravede un “segmento ad alto potenziale” e spiega che le auto del progetto E-Car saranno prodotte “in Europa per il mercato interno”. “L’E-Car rappresenta un concetto profondamente radicato nel Dna europeo di Stellantis, in continuità con la tradizione di successo delle vetture compatte”, sottolinea l’amministratore delegato Filosa, secondo cui “i clienti chiedono il ritorno di auto di piccole dimensioni dal design distintivo, prodotte con orgoglio in Europa, accessibili ed ecologiche”.
Per il modello assegnato a Pomigliano si parla di una “prospettiva di volumi produttivi significativi”. Nella galassia degli stabilimenti italiani del Gruppo, la fabbrica in provincia di Napoli è prima per numero di autovetture prodotte nei primi tre mesi del 2026: tra Fiat Panda e Alfa Romeo Tonale, il sito ha assemblato complessivamente 39.570 auto, il 6,7% in più rispetto al primo trimestre del 2025. Tuttavia i 3.750 lavoratori impiegati a Pomigliano continuano a essere sottoposti ad ammortizzatori sociali, tra contratto di solidarietà e cassa integrazione a rotazione.
Il lancio del nuovo modello elettrico compatto “dovrebbe consentirci di arrivare finalmente alla piena occupazione di tutto il personale, che resta il nostro obiettivo fondamentale”, scrivono in una nota congiunta i sindacati dei metalmeccanici (Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e AqcfR). “Ma come sindacato – osservano le sigle – abbiamo l’esigenza di monitorare attentamente la attuazione del piano, per il pieno coinvolgimento dei lavoratori e per poter affrontare tempestivamente qualsiasi sviluppo e implicazione, tanto più che i tempi di realizzazione sono purtroppo ancora lunghi”.
Il nuovo progetto, sottolineano le tute blu, rappresenta “una modifica parziale del precedente piano con un tentativo da parte di Stellantis di penetrare il segmento più economico, che fino ad ora è rimasto scoperto”. “Non ci meraviglierebbe peraltro se fosse annunciato che ciò sarà fatto in collaborazione con altri costruttori extra-europei”, aggiungono i sindacati. “Pomigliano in questo modo dovrebbe ricevere investimenti di lungo periodo e dovrebbe puntare contestualmente sia sull’ibrido sia sull’elettrico. Resta il fatto che i tempi sono ancora lunghi e le incognite molteplici, soprattutto rispetto alle ricadute sull’indotto, che ha forte necessità di nuovi carichi di lavoro e di prospettive solide. Per questo – concludono le sigle – chiediamo un coinvolgimento pieno e continuativo, con un confronto puntuale su ogni fase del progetto e sui suoi effetti occupazionali e industriali”.
I sindacati riferiscono inoltre che, in vista della presentazione del nuovo Piano industriale, i vertici di Stellantis li hanno informati che sullo stabilimento di Cassino “non sono ancora pronti a esporre un piano operativo”. “Chiediamo un impegno molto forte poiché non accetteremo la dismissione di nessun sito italiano”, avvertono le sigle.