Come stanno i nostri ragazzi
La maggioranza chiede supporto per non entrare in crisi. Uno su 4 si sente sopraffatto. Ma c’è anche un 17% propositivo e fiducioso verso il futuro. Ecco cosa emerge dall’indagine sui giovani della Fondazione Unhate presieduta da Alessandro Benetton
Generazione fragile. Circa un ragazzo italiano su quattro risulta «sfiduciato sotto pressione»: giovani che si sentono come sopraffatti e incapaci di agire in un mondo per loro spaventoso. Una realtà nella quale faticano a creare sane reti sociali, finendo per interiorizzare il proprio disagio senza chiedere aiuto. C’è però al tempo stesso un 17% di ragazzi del nostro Paese che risultano essere «fiduciosi propositivi»: aperti e attivi, con un buon equilibrio emotivo e relazionale, capaci di guardare al mondo circostante come un posto pieno di opportunità.
Sono questi alcuni dei dati più significativi che emergono dalla prima iniziativa dell’Osservatorio permanente sulla condizione giovanile in Italia promosso da Fondazione Unhate, realtà del terzo settore ideata da Alessandro Benetton e supportata da Edizione SpA, Mundys e Aeroporti di Roma. La ricerca, guidata dal professor Mauro Magatti, analizza come i giovani italiani – tra i 13 e i 24 anni – reagiscono a un contesto caratterizzato da stimoli e da una libertà senza precedenti.
I risultati dello studio sono stati presentati il 10 marzo scorso a Roma da parte del presidente della Fondazione Unhate Alessandro Benetton e da Irene Boni, consigliere delegato della fondazione. All’incontro hanno partecipato anche diversi rappresentanti delle istituzioni, tra cui il senatore Roberto Marti (presidente della Commissione Cultura e Istruzione), l’onorevole Irene Manzi (membro della Commissione Cultura e Istruzione della Camera) e Beatrice Aimi, assessora alle politiche Giovanili del Comune di Parma, Capitale europea dei Giovani 2027. Lo studio è stato anticipato al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha espresso apprezzamento per l’impegno della Fondazione Unhate.
Quattro profili
Le tante opportunità culturali e di espressione, di movimento e di accesso all’informazione di cui godono i nostri ragazzi rispetto alle generazioni precedenti devono essere supportate da reti educative. Altrimenti il rischio concreto è quello di creare un senso di pressione e spaesamento, che può sfociare in un vero e proprio «blocco». Dalla ricerca emerge come oltre i due terzi dei giovani abbiano comunque una visione positiva di sé e del futuro.
Nel dettaglio, lo studio mappa i ragazzi in base alla loro capacità di aprirsi al mondo e di agire, e identifica quattro profili generazionali: oltre ai «Fiduciosi propositivi», gli unici a gestire con successo la complessità, e agli «Sfiduciati sotto pressione», che percepiscono il mondo come spaventoso, tendendo al ritiro sociale e al blocco, vengono identificati anche i «Moderati in transizione» (34%), il gruppo più vasto, caratterizzato da un equilibrio fragile e i cui membri necessitano di un costante supporto per non scivolare nella crisi, e gli «Irrequieti in bilico» (25%). Questi ultimi, spinti dall’ansia da prestazione, oscillano tra grande attivismo e rischio di crollo per sovraccarico.
In questo contesto, i fattori discriminanti sono per tutti la disponibilità di risorse («capitali») culturali, relazionali ed economiche. Un ruolo fondamentale deve essere svolto dalla scuola, vista ancora da molti giovani come luogo di valutazione e pressione. La scuola deve quindi recuperare appieno la sua missione educativa e orientativa, per aiutare le nuove generazioni a costruire una visione più chiara del proprio futuro.
Linee d’azione
Alla luce di queste considerazioni, l’Osservatorio di Fondazione Unhate propone cinque linee di azione, utili per un approccio condiviso tra scuola, famiglia, aziende e comunità educanti, con lo scopo di accompagnare i ragazzi verso l’età adulta: in primis ricostruire relazioni educative stabili e luoghi di appartenenza; trasformare l’orientamento in un percorso continuo che aiuti a dare senso alle scelte; e ancora gestire meglio le transizioni scolastiche e lavorative; integrare il benessere psicologico nei contesti educativi con presìdi accessibili e non stigmatizzanti; e infine valorizzare il protagonismo dei giovani attraverso spazi reali di partecipazione e corresponsabilità.
«Con questo Osservatorio Permanente abbiamo voluto dotarci di uno strumento coerente con la missione di Fondazione Unhate: contrastare odio e violenza intervenendo sulle loro cause profonde e generando opportunità concrete per le giovani generazioni», commenta Alessandro Benetton, presidente di Edizione e della Fondazione Unhate. «Una modalità di lavoro basata sui dati, pensata per offrire una fotografia puntuale della condizione in cui vivono, comprenderne necessità, disagi e bisogni reali, e mettere queste evidenze a disposizione di istituzioni, servizi educativi, imprese e territori. L’obiettivo è costruire contesti capaci di attivare il loro potenziale attraverso piani e progetti consapevoli, che rispondano in modo concreto alle loro esigenze».
In questo suo primo anno di vita, Fondazione Unhate – ente del terzo settore nato per volontà di Alessandro Benetton con l’obiettivo di contrastare odio e violenza, creando opportunità per i giovani tra i 10 e 30 anni – ha messo in rete realtà profit e non profit, scuole, ospedali e organizzazioni con iniziative che spaziano dall’educazione alla cultura, passando per lo sport. Tra i principali progetti ricordiamo “Proud of You”, dedicato allo studio innovativo di italiano e matematica nelle periferie di Napoli, per prevenire l’abbandono scolastico. E ancora “Link”, un percorso di costruzione di comunità che coinvolge giovani, famiglie, scuole, associazioni e aziende nell’area del Comune di Fiumicino.
Nel corso del 2025, Fondazione Unhate ha affiancato inoltre Fondazione Italiana Accenture nello sviluppo di “Ready4IT”, un percorso di formazione professionalizzante dedicato a 170 giovani Neet, per aiutarli a prepararsi all’ingresso nel mondo del lavoro con formazione frontale, laboratori e simulazioni di colloquio.
Di particolare valore “Art4Mind”, piattaforma innovativa che integra medicina, cultura, arte, scienza dei dati e tecnologie digitali per dar vita a un nuovo modello per la cura del disagio mentale già in corso di sperimentazione nel reparto di day hospital della Uoc (Unità Operativa Complessa) di Psichiatria del Policlinico Gemelli.
«Cerchiamo di operare come piattaforma, creando connessioni e mettendo in dialogo mondi diversi», Irene Boni, consigliere delegato di Fondazione Unhate. «Ogni iniziativa è il risultato di approcci, incontri, passi avanti e domande ancora aperte. La nostra missione è stare accanto ai giovani, aiutandoli a riconoscere il proprio valore e ad immaginare il proprio futuro».
Volontariato e diritti
La Fondazione è supportata da Edizione, Mundys e Aeroporti di Roma. Non a caso la sostenibilità è sempre stata al centro delle attività del Gruppo Mundys e delle sue controllate. Una sostenibilità da intendersi non solo come lotta al cambiamento climatico, ma anche in ambito sociale, mettendo sempre al centro le persone.
In tal senso è significativa l’iniziativa della capogruppo Mundys “10days4”, un programma di volontariato retribuito destinato ai dipendenti. Il progetto consente ai lavoratori di usufruire, oltre a quanto previsto dalla normativa e dai contratti collettivi, di ulteriori dieci giorni l’anno retribuiti da dedicare ad attività nel terzo settore. Un altro esempio riguarda ADR – la società del gruppo che gestisce gli scali della Capitale – con la presenza di “Baby Gate”, l’asilo nido dedicato ai bambini 0-6 anni, che va incontro alle esigenze dei dipendenti e delle loro famiglie garantendo una fascia oraria di apertura dalle 6 alle 20.
Tanti i passi in avanti fatti sulla parità di genere. Nel 2024, le donne hanno costituito il 36% della forza lavoro del Gruppo e il 32,8% ricopre ruoli manageriali. L’obiettivo è raggiungere almeno il 35% dei ruoli manageriali entro il 2030. Sul fronte ambientale, dal 2019 Mundys ha ridotto del 35% le proprie emissioni dirette, con l’obiettivo di azzerarle entro il 2040, potenziando sempre più il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili. Affinché la sostenibilità non sia solo un impegno, ma una leva chiave di sviluppo, per costruire un futuro migliore.