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Gli operai scendono in piazza: a Roma manifestazione sulle crisi industriali che mettono in ginocchio l’Italia

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 9 Dic. 2019 alle 20:30
Immagine di copertina
Un manifestante della Cisl Credit: Ansa

Manifestazione sulle crisi industriali a Roma: gli operai scendono in piazza

L’Italia in crisi scende in piazza. Dall’ex Ilva alla Whirlpool, dall’Ast di Terni alla Bosch, ma anche tutte quelle aziende di cui si sente meno parlare ma che stanno comunque chiudendo i battenti: gli operai delle crisi industriali in corso riempiranno martedì 10 dicembre piazza Santi Apostoli, a Roma.

Migliaia di persone manifesteranno contro la desertificazione produttiva, per riportare il lavoro al centro dell’attenzione della politica. Per raccontare che le fabbriche ancora esistono, “non sono archeologia industriale”.

Operai e famiglie di operai che lottano per una maggiore sicurezza negli anni a venire. Proprio come i 10.700 caschi gialli dell’Ilva che durante questa settimana bloccheranno gli stabilimenti per un sciopero di 32 ore da Taranto a Genova, fino a Novi Ligure.

Manifestazione sulle crisi industriali: la settimana di mobilitazione

Parte così la settimana di mobilitazione di Cgil Cisl Uil per il lavoro con tre manifestazioni nazionali. Lo ricorda la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, sottolineando che migliaia di lavoratori “arriveranno da tutta Italia per chiedere alle imprese e al Governo di rimettere al centro l’industria e il lavoro. Questo è un primo momento di mobilitazione – dice – che unifica e mette insieme le principali crisi dell’industria. Siamo ad un passo dalla desertificazione industriale, non c’è più tempo da perdere”.

I tavoli di crisi industriali aperti al Ministero dello Sviluppo Economico sono 160. “Le crisi – afferma in una nota la Fiom – stanno colpendo tutti i settori metalmeccanici dall’elettrodomestico, dalla siderurgia, all’automotive, dall’elettronica, all’informatica fino alle istallazioni. Sono necessari investimenti, pubblici e privati, per mettere in moto gli ammortizzatori sociali vecchi e nuovi, per poter affrontare la fase di transizione industriale verso nuovi modelli di sviluppo ecosostenibili, per fermare la chiusura di stabilimenti e per essere protagonisti del cambiamento, salvaguardando l’occupazione e migliorando delle condizioni di lavoro attraverso l’innovazione”.

I numeri della crisi industriale

I numeri dimostrano la profondità dell’emergenza: dopo sei anni di riduzione delle ore di cassa integrazione (-80,61 per cento dal 2012 al 2018), i primi dieci mesi del 2019 hanno fatto segnare una drammatica inversione di tendenza: +18,30 per cento, con una media di oltre 20 milioni di ore mese.

L’analisi è del centro studi dell’Associazione Lavoro&Welfare, che evidenzia inoltre come, considerando le ore totali di Cig equivalenti a posti di lavoro a zero ore, nei dieci mesi si è registrata un’assenza completa di attività produttiva per oltre 121.800 lavoratori, mentre i lavoratori parzialmente tutelati dall’ammortizzatore sociale hanno visto scendere il loro reddito per complessivi 878 milioni di euro al netto delle tasse.

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, haricordato in un tweet il senso della manifestazione di domani: “Saremo in piazza per chiedere una seria politica industriale, investimenti, per aprire i cantieri, sostenere il Mezzogiorno”.

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