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Whirlpool Napoli, azienda vende a Prs. Gli operai: “Non ci rispettano. La nostra protesta non si ferma”

La multinazionale ha venduto il sito di Napoli alla Prs, azienda svizzera con sede a Lugano. Netta la critica dei sindacati e del Mise. "Decisione unilaterale e irrispettosa", hanno dichiarato a TPI alcuni lavoratori dell'azienda di via Argine

Di Marta Facchini
Pubblicato il 18 Set. 2019 alle 20:56 Aggiornato il 23 Set. 2019 alle 16:58
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Un momento del presidio dei lavoratori Whirlpool sotto il ministero dello Sviluppo Economico, Roma, 24 luglio 2019. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Whirlpool Napoli, azienda vende a Prs. Gli operai in sciopero: “Non ci rispettano”

“Il presidio è fuori dai cancelli della fabbrica perché la vogliamo difendere con le unghie e con i denti”. Italia Orofino lavora alla Whirlpool di Napoli da ventidue anni. Prima, a indossare la tuta blu era stato suo padre, anche lui operaio nello stabilimento in via Argine, dove oggi timbrano il cartellino 410 dipendenti. 

Questa mattina, mercoledì 18 settembre, Orofino era tra i lavoratori che hanno bloccato l’autostrada Napoli-Salerno per protestare contro la decisione della multinazionale di vendere il sito campano alla Prs (Passive Refrigeration Solutions), azienda svizzera con sede a Lugano, che fa capo a imprenditori italiani, con un capitale sociale da 200mila franchi. La cessione è avvenuta e, secondo quanto sottolineato dall’ad Luigi La Morgia, sarà perfezionata entro il 31 ottobre per avere efficacia dal primo novembre. 

“L’azienda si è sfilata dagli impegni presi sia con il Governo sia con i lavoratori”, commenta a TPI Orofino. “A ottobre 2018 era stato sottoscritto un accordo secondo cui le istituzioni avrebbero sostenuto con incentivi e ammortizzatori sociali il piano industriale della Whirlpool in Italia, compresa Napoli. L’impegno è stato disatteso senza alcun rispetto né per gli operai né per le istituzioni”, prosegue. 

Ieri al Mise, l’incontro tra i rappresentanti dell’azienda e i sindacati si è concluso in un clima di grande tensione. Il tavolo è stato solo l’ultimo di una trattativa iniziata il 25 ottobre 2018, quando le sigle sindacali avevano firmato un accordo sul piano industriale che contempla 250 milioni di investimenti, lo spostamento di alcune produzioni di Comunanza a Napoli e che la produzione di lavasciuga fatta in Polonia passi nello stabilimento lombardo. 

Lo scorso 25 giugno, governo e sindacati avevano ottenuto dall’azienda che non ci sarebbe stata alcuna chiusura, nessun disimpegno e la piena occupazione dei lavoratori. Nel caso in cui gli impegni non fossero stati rispettati, ci sarebbe stata una revoca dei finanziamenti concessi. Dopo l’annuncio dell’allora vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio di un decreto che avrebbe permesso a Whirlpool di accedere a una decontribuzione per circa 17 milioni di euro nei prossimi 15 mesi, con sgravi fiscali sugli oneri relativi ai contratti di solidarietà, l’azienda ha affermato che le risorse non sono sufficienti.

“Di Maio aveva promesso che la produzione sarebbe rimasta e così non è stato”, afferma Orofino. “La Whirlpool è Napoli. La considero una casa. Mi ci portava mio padre con mia sorella e in famiglia dicevamo che si mangiava ‘pane e lavatrici’. Siamo in una zona industriale che rischia di rimanere deserta, se si va avanti così. E non capirlo significa anche non comprendere che bisogna investire e ripartire dal Sud. È quello che chiediamo al nuovo Governo”.

Netta la critica dei sindacati. “La decisione di cedere Napoli è stata presa in modo del tutto unilaterale e senza alcuna mediazione. L’accordo sottoscritto dall’azienda vale per tutto il gruppo: se si mette in discussione una parte, allora il rischio è che non valga più niente”, dichiara a TPI Antonio Accurso, segretario generale Uilm Campania. “Si parte che si parla di riconversione e si finisce per arrivare alla vendita o alla chiusura. Abbiamo già visto cose di questo tipo”.

La Prs non convince i sindacati. Secondo le poche informazioni presenti in rete, nel cda della società si trovano l’ingegnere milanese Alberto Ghiraldi con Secondo Pradella e Rodolphe Schmid. Il Corriere del Ticino riporta che in Svizzera la società è “sconosciuta” e “non avrebbe siti produttivi, ma solo una bucalettere presso una fiduciaria”.

Stando a quanto comunicato da Whirlpool al Mise, l’idea sarebbe riconvertire l’impianto di Napoli per la produzione di frigoriferi tecnologici garantendo gli attuali posti di lavoro. “Non crediamo alle riconversioni, in particolare a quelle che fa Whirlpool. La Embraco sta ancora aspettando di essere reindustrializzata”, aggiunge Accurso.

“Sono anni che cerchiamo una soluzione, pensavamo di averla trovata ma così non è stato”, dichiara a TPI Donato Aiello, delegato Fiom, che alla Whirlpool lavora da ventisette anni. Come il fratello e, prima ancora, il padre. “Al Governo chiediamo che faccia rispettare gli accordi. Che investa al Sud. La nostra mobilitazione non si ferma: è solo all’inizio”.

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