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Reddito di cittadinanza, un punto su dati e numeri del nuovo sussidio economico: Sud batte davvero Nord?

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 28 Mag. 2019 alle 18:27 Aggiornato il 29 Mag. 2019 alle 07:40
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Reddito di cittadinanza ultime notizie | Un punto su dati e numeri

Reddito di cittadinanza ultime notizie – Mentre la platea di beneficiari che ha presentato domanda per il reddito di cittadinanza durante la primissima fase – quindi dal 6 al 31 marzo 2019 – in questi giorni è in attesa del secondo accredito dei soldi del sussidio sulla RdC Card (mentre coloro che hanno fatto richiesta ad aprile attendono ancora il primo pagamento), il Sole 24 Ore tira un po’ le somme per quanto riguarda gli effetti, positivi e negativi, che sono stati prodotti con l’introduzione del beneficio economico tanto voluto dal M5S, formazione politica che, peraltro, esce sconfitta dalle recentissime elezioni europee 2019.

Il reddito e la pensione di cittadinanza sono stati introdotti dal decreto 4/2019 con l’obiettivo di contrastare la povertà in Italia, la quale negli ultimi anni, soprattutto a seguito della crisi economica globale, è continuata a crescere esponenzialmente. Nel 2017, infatti, a vivere il condizioni di povertà assoluta erano il 6.9 per cento dei cittadini del Belpaese.

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Così, all’introduzione del Rei – il reddito di inclusione – è poi seguita, con l’insediarsi del governo Lega-M5s, quella del reddito e della pensione di cittadinanza: le domande per ottenere il nuovo sussidio economico che funge da integrazione del reddito familiare fino al raggiungimento di una determinata soglia a inizio maggio 2019 hanno superato il milione, un numero decisamente più alto rispetto a quelle per l’altra misura assistenzialista realizzata dai governi Renzi e Gentiloni.

C’è un motivo preciso per il maggior successo, in termini di richieste, del reddito di cittadinanza? Senza dubbio al sussidio è stata fatta maggiore “pubblicità” rispetto a quanto è riguardato per il Rei e, inoltre, è più facile avere accesso alla prima che alla seconda misura in termini di requisiti.

“L’Istat ha prodotto un modello di microsimulazione che prevede un tasso di utilizzo (take up) del provvedimento pari all’85% del totale teorico delle famiglie interessate e che dovrebbe interessare quindi in totale circa un milione e 308 mila famiglie. Tra le famiglie potenzialmente beneficiarie si stima che 752 mila vivano nel Mezzogiorno (9% delle famiglie residenti), 333 mila al nord (2,7%) e 222 mila al centro (4,1%). Non sembra dunque corretto affermare, a oggi, che la misura non ha ricevuto attenzione da parte dei poveri e che sia stata un fallimento”, riporta il Sole 24 Ore.

Il quotidiano economico-finanziario ha inoltre sottolineato le poche richieste per il sussidio giunte dai giovani, visto che “a metà aprile solo il 3% delle domande presentate è stata avanzata da soggetti sotto i 25 anni e solo il 23% nella fascia d’età 25-40 anni”, e che le differenze tra Sud e Nord del paese per quanto riguarda il numero di richieste in rapporto al numero di famiglie che versano in condizioni di indigenza non è poi così sostanziale. “È vero che Calabria e Sicilia tornano a figurare tra le regioni con un più alto rapporto di domande rispetto al numero di famiglie che arrivano con grande difficoltà a fine mese – si legge sempre sul Sole 24 Ore – ma è possibile anche osservare una più omogenea incidenza di richieste tra le diverse regioni di Italia rispetto a quella presentata inizialmente […] Guardando alle macro-aree, vediamo come al sud le richieste corrispondono al 51,14% delle famiglie che arrivano con grande difficoltà a fine mese. Al contempo, le isole si attestano su percentuali del 66,94%, il centro del 54,26%, e il nord del 39,19%. Certo, le differenze territoriali rimangono evidenti ma sembrano meno sostanziali di quelle espresse dai meri valori assoluti sui quali si è concentrato il dibattito pubblico”.

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