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Metà dei lavoratori dipendenti al Sud guadagna meno del reddito di cittadinanza

Una circostanza che potrebbe spingere queste persone a farsi licenziare per prendere più soldi con il sussidio del governo

Di Redazione TPI
Pubblicato il 7 Feb. 2019 alle 12:48 Aggiornato il 21 Apr. 2019 alle 16:18
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Secondo un’analisi dell’Inps, nel Sud Italia quasi la metà (il 45 per cento) dei lavoratori dipendenti nel settore privato guadagna meno della cifra (780 euro) che verrà erogata con il reddito di cittadinanza (qui le informazioni su chi ha diritto al sussidio).

Non si tratta certo di un dettaglio, poiché una circostanza del genere potrebbe scoraggiare queste persone dalla ricerca attiva di un lavoro.

In altre parole, migliaia di persone potrebbero decidere di farsi licenziare per guadagnare di più con il reddito di cittadinanza. Se già inoccupate, potrebbero essere poco motivate nella ricerca di un nuovo lavoro (su questo bisognerà verificare l’efficacia dei centri per l’impiego, visto che le tre offerte, se rifiutate, portano alla perdita del beneficio).

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“Il problema – dice l’analisi dell’Inps – è che il Reddito di cittadinanza fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo”.

Questo perché la misura, per come è stata varata, privilegia i single rispetto ai nuclei familiari, per i quali si applicano dei coefficienti che comportano una riduzione dell’importo percepito da ciascun beneficiario.

L’ente previdenziale presieduto (ancora per poco) da Tito Boeri rileva che “la tipologia di nucleo su cui è concentrato il Reddito di cittadinanza è quella dei single che rappresentano più del 55 per cento dei nuclei beneficiari”.

Una situazione “che non trova corrispettivo in alcuna delle scale di equivalenza utilizzate a livello internazionale per graduare i trattamenti assistenziali in base al numero dei componenti il nucleo famigliare”.

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Per l’Inps, insomma, sarebbe necessario ricalibrare l’importo: meno soldi ai single e più alle famiglie. In questo modo si ridurrebbe la platea di chi, specie al Sud, può essere tentato dal lasciare il lavoro poiché pagato meno rispetto al reddito di cittadinanza.

La questione va ad aggiungersi ad altre criticità che sono emerse di recente. Ad esempio, il fatto che i datori di lavoro possano assumere i beneficiari del reddito di cittadinanza anche con contratti precari.

Chi trova un’occupazione, insomma, dopo pochi mesi potrebbe tornare ad aver bisogno del reddito di cittadinanza, poiché il datore di lavoro potrebbe decidere di non rinnovargli il contratto.

Le offerte di lavoro possono essere a termine ” perché – scrive Valentina Conte su Repubblica – sono offerte ‘congrue’, così come le definisce l’articolo 25 del decreto legislativo 150 del 2015, citato anche nelle slide sul sito del governo. Ovvero il Jobs Act di Renzi. Che il governo gialloverde non solo non cancella, ma recepisce quasi in pieno”.