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Home » Economia » Lavoro

Le libere professioni meglio retribuite in Italia: la classifica e gli stipendi

Immagine di copertina
Libere professioni, quali sono le più retribuite in Italia - Tpi.it

Nel 2025 il panorama delle libere professioni in Italia ha mostrato un volto complesso, dinamico e profondamente segnato dalle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi anni.

A delinearlo è un’indagine condotta da Fiscozen su oltre 40mila Partite Iva, un campione ampio che permette di osservare con chiarezza quali settori abbiano registrato i fatturati medi più elevati e quali, invece, stiano vivendo una crescita significativa. Il quadro che emerge è quello di un mercato in cui sanità, competenze tecnico‑specialistiche e intrattenimento digitale si confermano i pilastri della libera professione contemporanea.

Quali sono le libere professioni più redditizie in Italia

Al vertice della classifica si collocano i medici specialisti e della diagnostica, con un fatturato medio annuo di 58.365 euro. Cardiologi, psichiatri, pediatri, ginecologi e radiologi guidano un settore che continua a rappresentare una delle colonne portanti del lavoro autonomo italiano. La domanda crescente di prestazioni sanitarie, unita alla carenza strutturale di personale nel sistema pubblico, ha consolidato il ruolo dei professionisti della salute, che restano tra i più retribuiti e richiesti.

Il secondo gradino del podio è occupato dalle attività di produzione cinematografica, video e programmi televisivi, che registrano un fatturato medio di 40.822 euro. Un dato che conferma la centralità dei contenuti audiovisivi nell’economia contemporanea, trainata dalla diffusione delle piattaforme digitali, dalla crescita del settore streaming e dalla richiesta costante di nuovi format. A completare il podio ci sono gli elettricisti specializzati in impiantistica civile e industriale, con 40.062 euro di fatturato medio: una categoria che beneficia della spinta verso l’efficientamento energetico, della diffusione di impianti tecnologici avanzati e della crescente domanda di manutenzione qualificata.

Appena fuori dal podio si collocano gli influencer e i content creator, che raggiungono un fatturato medio di 39.947 euro e registrano un incremento del 23% rispetto al 2024, il più alto tra tutte le categorie analizzate. Un dato che testimonia la maturità di un settore spesso percepito come effimero, ma che si conferma invece una realtà economica strutturata, capace di generare valore attraverso contenuti digitali, collaborazioni commerciali e strategie di comunicazione sempre più sofisticate.

Seguono le attività di ingegneria (39.136 euro), i dentisti e odontoiatri (38.242 euro) e gli infermieri (37.470 euro), categorie che mantengono una posizione solida grazie alla combinazione di competenze tecniche, specializzazione e domanda costante. Accanto a loro, nel 2025 hanno registrato una crescita significativa anche gli operatori immobiliari per conto terzi (+17,6%), i formatori sportivi (+15,7%) e gli agenti assicurativi (+15%). Incrementi più contenuti, fino al 12%, riguardano invece le attività psicomotorie e il settore della recitazione.

Un elemento interessante riguarda i nuovi codici Ateco più utilizzati dopo la riforma: tra i più scelti figurano consulenti imprenditoriali e gestionali, pubblicitari, psicologi e psicoterapeuti. Segno di un mercato che si orienta sempre più verso servizi ad alto contenuto relazionale, consulenziale e creativo.

Lavoratore
Sono queste le libere professioni più retribuite in Italia – Tpi.it

Accanto ai dati economici, l’indagine di Fiscozen offre uno spaccato significativo sulla vita quotidiana dei liberi professionisti. Un lavoratore autonomo su due sceglie la Partita Iva per la maggiore libertà nella gestione del tempo, dei clienti e delle risorse. La Generazione Z, in particolare, vede nella libera professione un modello più flessibile e meritocratico rispetto al lavoro dipendente, oltre a una possibilità concreta di conciliare vita privata e professionale.

Questa libertà, tuttavia, ha un costo. I liberi professionisti risultano tra i più esposti a stress, ansia, insonnia e burnout, complici l’incertezza economica, la pressione fiscale, la carenza di tutele per malattia e maternità e le difficoltà di accesso al credito. Le principali preoccupazioni restano tre: guadagnare abbastanza, trovare nuovi clienti e gestire carichi di lavoro spesso elevati. Nonostante ciò, l’83% degli intervistati si dichiara soddisfatto della propria scelta, segno che autonomia e autodeterminazione continuano a rappresentare un valore irrinunciabile.

Infine, l’indagine conferma la persistenza di un gender gap significativo anche tra le Partite Iva. Gli uomini guadagnano in media il 18,3% in più delle donne, pari a circa 3.343 euro annui. Il divario aumenta con l’età, raggiungendo il 28,5% tra i 55 e i 65 anni. Le disparità maggiori si registrano nel manifatturiero, mentre l’istruzione è il settore più vicino alla parità. Nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione, invece, le donne guadagnano mediamente il 26,2% in più degli uomini.

La fotografia scattata da Fiscozen racconta un settore che cresce, si trasforma e attrae le nuove generazioni, ma che porta con sé sfide strutturali ancora aperte: dalla tutela del benessere psicologico alla riduzione delle disuguaglianze, fino alla necessità di un sistema più equo e sostenibile per chi sceglie di lavorare in autonomia.

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