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Il Jobs Act ha fatto bene a tutti. Ora si introduca anche nel pubblico impiego

I licenziamenti sono diminuiti del 25 per cento e i risultati si vedono. No, il Paese non può tornare indietro. L'opinione di Elisa Serafini

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 11 Gen. 2020 alle 13:07 Aggiornato il 12 Gen. 2020 alle 09:40
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Immagine di copertina
Manifestazione contro il jobs act Credit: Ansa

Secondo il Ministro Roberto Speranza, è necessario rivedere il Jobs Act per “correggere radicalmente gli errori commessi sul mercato del lavoro”. Il Jobs Act fu introdotto in Italia con grave ritardo rispetto a misure analoghe promosse nel resto del mondo: la flessibilizzazione del mercato del lavoro aveva l’obiettivo di ridurre la disoccupazione e stimolare le imprese ad assumere.

Il risultato, ad oggi, è positivo. I licenziamenti sono diminuiti di circa il 25 per cento (INPS, rielaborazione Pagella Politica) e la disoccupazione è scesa del 4 per cento (Eurostat).

E quindi, no, oggi il Paese non può permettersi di tornare indietro e abolire il Jobs Act, ma, se mai, di ampliarne la portata. Un solo settore è stato infatti escluso da questa misura, un settore che conta il 14 per cento di tutti gli occupati in Italia: quello dei dipendenti pubblici.

Introdurre il Jobs Act nella Pubblica Amministrazione porterebbe grandi vantaggi a cittadini, e lavoratori del pubblico impiego, sancendo, una volta per tutte, l’equiparazione di tutti i lavoratori, ed eliminando il privilegio ad oggi concesso ai lavoratori pubblici.

A fronte di un grande numero di eccellenti lavoratori pubblici, ad oggi comuni, regioni ed enti pubblici si trovano nella difficile condizione di dover continuare a mantenere migliaia di dipendenti improduttivi, spesso sanzionati per comportamenti inadeguati, relegati in uffici creati ad hoc per provare a nascondere il problema, del tutto inutili all’interesse generale.

Se questi dipendenti rappresentano un peso o un problema per la Pubblica Amministrazione, devono essere licenziati, così come accade nel settore privato. Un dipendente improduttivo o dannoso per la PA rappresenta un costo milionario per il Paese. Non solo, se un dipendente non si sente gratificato e felice nel suo posto di lavoro, può trovare altri spazi, settori, industrie dove poter esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Mantenere dipendenti pubblici dove non c’è produttività, o addirittura vi è un danno, è quindi un tema di grande inefficienza economica, che danneggia il Paese e lo stesso lavoratore. Perciò no, oggi non possiamo tornare indietro, ma, se mai, fare un ulteriore passo che porti ad una vera uguaglianza di tutti i lavoratori, e che permetta all’Italia e al suo sistema di enti pubblici, di trasformarsi, migliorare e fornire servizi sempre migliori a cittadini ed imprese.

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