I giudici: “Senza bonifiche totali entro 90 giorni, l’Ilva dovrà chiudere”
La Corte d'Appello di Milano accoglie il ricorso di un gruppo di cittadini di Taranto e ordina lo stop dell'area a caldo. Il Governo stanzia 100 milioni di euro. Gli indiani di Jindal confermano l'interesse a comprare l'acciaieria
L’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto dovrà fermare la produzione entro i prossimi 90 giorni se non non verrà rimosso integralmente l’amianto ancora presente e se le emissioni di polveri sottili non rientreranno nei limiti di sicurezza tarati su una produzione da 6 milioni di tonnellate all’anno. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Milano, che ieri ha accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro le due società che gestiscono l’impianto: Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.
I giudici hanno rilevato la persistenza del pericolo per la salute pubblica legato al “progressivo ammaloramento dello stabilimento” e hanno quindi parzialmente disapplicato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) del 2025, giudicata priva di adeguate tutele sulle polveri PM10 e PM2,5 nello scenario produttivo a 6 milioni di tonnellate annue.
Dopo la sentenza, il Consiglio dei ministri si è riunito in via straordinaria e ha varato un finanziamento da 100,5 milioni di euro per il 2026 a favore di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria sotto forma di prestito oneroso: un’iniezione di capitale che mira a garantire la continuità operativa del comparto a freddo in vista delle vendita.
“La sentenza mi sembra assolutamente chiara con l’ordine della chiusura dell’area a caldo: questo è un fatto che stravolge una fase di cessione che era abbastanza avanzata, direi prossima alla definizione con la controparte. Cambiano completamente le condizioni della vicenda”, ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
L’acciaieria di Taranto, infatti, è – o almeno era – ormai prossima a essere ceduta al gruppo indiano Jindal e l’ormai probabile stop della produzione nell’area a caldo cambia evidentemente le condizioni di base della trattativa. Dopo la pronuncia dei giudici, Jindal ha comunque confermato il proprio interesse ad acquisire l’acciaieria. In una nota gli indiani spiegano che l’impegno include sia l’area a freddo sia quella a caldo, ma “subordinatamente alla definizione dei relativi accordi, inclusa la realizzazione di un nuovo forno carbon free a Taranto”. Il gruppo si dice “pronto a definire i termini per risolvere questa situazione estremamente complessa, anche nell’interesse dell’industria siderurgica italiana ed europea”.