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Home » Economia

Il pegno mobiliare non possessorio: l’analisi di Andrea Centofanti

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Il pegno mobiliare non possessorio è un istituto giuridico presente da pochi anni nel nostro ordinamento e rappresenta una delle innovazioni più significative nell’ambito degli strumenti di accesso al credito per le imprese.
Il legislatore lo ha introdotto per superare i limiti di altri istituti codicistici tradizionali e una delle sue principali caratteristiche è consentire all’imprenditore di valorizzare beni mobili, anche immateriali, senza comprometterne l’utilizzo operativo.
In altri termini, un bene viene offerto come garanzia senza che il creditore ne prenda possesso, lasciandone al debitore la piena disponibilità e la possibilità di utilizzarlo per l’attività produttiva.
Essendo uno strumento relativamente recente, abbiamo chiesto un approfondimento ad Andrea Centofanti, avvocato civilista e partner dello Studio Legale Rappazzo, che ha illustrato le principali caratteristiche e le ricadute pratiche di tale strumento.

Cos’è il pegno mobiliare non possessorio?

Il pegno mobiliare non possessorio è una garanzia reale che permette all’imprenditore di offrire beni mobili – anche immateriali o futuri – a garanzia di un credito, senza perdere il possesso dei beni stessi. Introdotto nell’ordinamento italiano dal D.L. n. 59/2016, è uno strumento con il quale il legislatore ha voluto rispondere all’esigenza di rafforzare la tutela del credito senza compromettere la capacità operativa dell’impresa.

L’art. 1 del decreto in questione recita testualmente: “Gli imprenditori iscritti nel registro delle imprese possono costituire un pegno non possessorio per garantire i crediti (concessi a loro o a terzi), presenti o futuri, se determinati o determinabili e con la previsione dell’importo massimo garantito, inerenti all’esercizio dell’impresa”.

Andrea Centofanti spiega l’applicazione pratica dell’istituto

Secondo l’avvocato Andrea Centofanti, l’innovazione portata dal nuovo strumento, diventato pienamente operativo soltanto nel 2023, è il “superamento dello spossessamento”, che permette al debitore di continuare a utilizzare i beni nel ciclo produttivo.

Il pegno mobiliare non possessorio permette in sostanza di valorizzare beni quali macchinari, merci di magazzino, crediti e diritti immateriali, purché strumentali all’attività d’impresa.

Un aspetto particolarmente interessante, secondo Centofanti, è la cosiddetta rotatività del pegno: “salvo diverso accordo, l’imprenditore può trasformare o alienare i beni dati in garanzia”, con trasferimento automatico del vincolo sul bene sostitutivo o sul prodotto finito, senza necessità di costituire una nuova garanzia.

Il “Registro dei pegni mobiliari non possessori”

Un elemento importante relativo all’istituto in questione è il “Registro dei pegni mobiliari non possessori”, istituito presso l’Agenzia delle Entrate. L’iscrizione nel registro sostituisce la funzione pubblicitaria della consegna materiale del bene, tipica del pegno tradizionale, e ha efficacia costitutiva ai fini dell’opponibilità ai terzi.

Questo meccanismo garantisce certezza giuridica alla prelazione del creditore e contribuisce a una più efficiente allocazione del rischio, favorendo un utilizzo più ampio e consapevole dello strumento anche da parte degli operatori finanziari.

Quali sono le tutele per il creditore?

Come sottolineato da Centofanti, il pegno mobiliare non possessorio offre al creditore diverse possibilità di tutela. In caso di inadempimento, per esempio, il creditore può procedere alla vendita dei beni, all’escussione dei crediti o, se previsto dal contratto, anche all’appropriazione o alla locazione, secondo i criteri di valutazione stabiliti precedentemente.

Queste soluzioni offrono un’alternativa più flessibile rispetto all’esecuzione forzata tradizionale, garantendo al tempo stesso un equilibrio tra la libertà contrattuale e la protezione dei soggetti coinvolti.

Uno strumento che migliora l’efficienza del credito

Il pegno mobiliare non possessorio è uno strumento che può risultare particolarmente interessante per imprese, banche e professionisti. Grazie all’assenza di vincoli particolari sul creditore, può essere utilizzato anche in forme di finanziamento alternative, come il direct lending, confermandosi un mezzo efficace per conciliare libertà contrattuale e sicurezza del credito.

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