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Home » Economia

L’allarme di Ryanair: “Se la guerra durerà oltre maggio, non sappiamo cosa accadrà”

Immagine di copertina
Credit: AGF

L'a.d. O'Leary: "Due o tre compagnie aeree europee potrebbero fallire a ottobre o novembre". E attacca Trump

“Nessuno sa cosa succederà. Se la guerra finirà alla fine di aprile o all’inizio di maggio, non ci saranno problemi di approvvigionamento di carburante durante l’estate, ma se dovesse continuare non lo sappiamo”. A dirlo è Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, la prima compagnia aerea d’Europa per numero di passeggeri.

Il settore dell’aviazione civile è in gravi difficoltà da due mesi a questa parte a causa dell’impatto che il conflitto in Medio Oriente sta generando sulle rotte commerciali e sui prezzi del petrolio. Il carburante, infatti, per queste aziende, rappresenta una delle principali voci di costo.

“Se il prezzo del petrolio rimane a questi livelli, due o tre compagnie aeree europee potrebbero fallire a ottobre o novembre”, avverte il numero uno di Ryanair, che cita espressamente due casi, senza peraltro nascondere un sorriso: a finire gambe all’aria, sostiene, potrebbero essere “Wizz Air , che vuole farmi causa ma non avrà abbastanza tempo per farlo, e Air Baltic”. Sarebbe “una buona cosa per il nostro settore”, chiosa sarcastico.

L’allarme del manager irlandese, che parla ai giornalisti dalla sede della compagnia, a Dublino, arriva quasi in contemporanea alla notizia che il gruppo tedesco Lufthansa, che controlla tra gli altri l’italiana Ita Airways, taglierà 20mila voli a corto raggio fino a ottobre a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio.

Quanto a Ryanair, il vettore leader dei voli low cost aveva acquistato l’80% del carburante prima dello scoppio della guerra a un prezzo fisso di 67 dollari al barile con copertura fino a marzo 2027. Ma il restante 20% era stato acquistato sul mercato libero, dove i prezzi sono lievitati dai 74 dollari al barile di febbraio fino a 150 dollari nelle settimane successive.

“Quest’anno – osserva O’Leary – gli affari andavano a gonfie vele, tutto procedeva a meraviglia. Poi, a metà marzo, Trump decide di smembrare l’Iran e manda il mondo nel caos. Volete sapere cosa succederà? La risposta è che non ne abbiamo la minima idea”.

“Solo ad aprile – fa i conti – la guerra ci è già costata 50 milioni di dollari in più di carburante. Se continua e il prezzo rimane a 150 dollari al barile, entro un anno la cifra potrebbe salire a 600 milioni di dollari”.

“Il prezzo delle nostre azioni – fa notare il manager – è crollato da 32 a 25 euro da quando Trump ha iniziato a bombardare l’Iran, il che significa che il mercato si aspetta un calo dei nostri profitti (per il 2026 gli analisti stimano 2,2 miliardi di euro, ndr), ma fare previsioni ora è impossibile perché non abbiamo visibilità sui prezzi del carburante a giugno, figuriamoci per l’inverno”.

La scorsa settimana il capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha stimato che in Europa rimanevano scorte di carburante per aerei sufficienti per circa sei settimane: in assenza di ulteriori rifornimenti, ha spiegato, le compagnie aeree inizieranno a ridurre i voli.

Ieri il commissario europeo per l’Energia, Dan Jørgensen ha avvertito che la crisi energetica scatenata dalla guerra potrebbe avere un impatto sui prezzi per mesi “o forse addirittura anni”: “Non si tratta di un piccolo aumento di prezzo a breve termine”, ha dichiarato. Nel piano predisposto da Bruxelles per contenere l’impatto della crisi, è previsto un coordinamento tra i Paesi membri per il riempimento dei depositi di gas con largo anticipo rispetto ai mesi invernali, nonché l’approvvigionamento di carburante per aerei. La Commissione ha inoltre annunciato la creazione di un nuovo osservatorio per monitorare i carburanti per i trasporti e consentirle di intervenire prima che si verifichino carenze.

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