Disuguaglianze, i 12 top miliardari sono più ricchi di 4 miliardi di persone: gli spaventosi numeri del rapporto Oxfam
Il rapporto pubblicato in occasione del Forum di Davos. Dati inquietanti anche sull'Italia: nel nostro Paese il 10% più ricco delle famiglie possiede una ricchezza 8 volte maggiore rispetto al 50% più povero
Il guru della finanza Warren Buffett una volta si è lasciato scappare una battuta: “La lotta di classe l’abbiamo fatta noi ricchi. E l’abbiamo vinta”. Questa frase torna inevitabilmente in mente nel leggere l’indagine “Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia”, pubblicata dall’ong Oxfam in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Dallo studio emerge, su tutti, un dato spaventoso: oggi le 12 persone più ricche del mondo possiedono complessivamente un patrimonio superiore a quello detenuto dalle 4,1 miliardi di persone che rappresentano la metà più povera dell’umanità. La cifra ammonta a 2mila e 635 miliardi di dollari.
Attualmente a livello globale si contano circa 3mila individui miliardari. Secondo Oxfam, nel corso del 2025 il loro potere d’acquisto è cresciuto del 16%, un incremento triplo rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Complessivamente, le loro ricchezze hanno toccato il livello record di 18mila e 300 miliardi di dollari, più elevato dell’81% rispetto al 2020.
L’ong rileva che ci troviamo al cospetto di “una concentrazione di ricchezza mai registrata nella storia”. Un dato che fa riflettere, se si considera che intanto 1 persona su 4 nel mondo soffre di insicurezza alimentare e quasi la metà della popolazione mondiale vive in povertà.
Secondo le stime di Oxfam, la ricchezza aggregata degli individui miliardari basterebbe ampiamente a finanziare interventi con cui si riuscirebbe a sradicare la povertà estrema dal pianeta Terra. Non solo: avanzerebbe talmente tanto denaro che si potrebbe ripetere l’operazione estirpa-povertà altre 25 volte.
Il dossier illustra anche come i super ricchi non solo abbiano accumulato più fortune di quante potrebbero mai spendere, ma abbiano anche “trasformato questa ricchezza in potere politico, esercitato per plasmare le nostre società e condizionare le regole economiche globali, a scapito dei diritti e delle libertà individuali e collettive in tutto il mondo”. Oxfam stima che oggi un miliardario abbia 4mila volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune. Ben 7 tra le 10 più grandi media corporation globali hanno proprietari miliardari, consentendo a pochi attori di esercitare una sproporzionata influenza sul discorso pubblico.
In questo quadro di disuguaglianze crescenti, l’Italia non fa eccezione. Nel nostro Paese il 10% più ricco delle famiglie possiede una ricchezza 8 volte maggiore rispetto al 50% più povero (nel 2010 il rapporto era di 1 a 6).
I cittadini italiani che hanno un patrimonio superiore al miliardo di euro sono 79 (nel 2024 erano 71). Nel corso del 2025 le loro ricchezze sono aumentate in termini reali (ossia al netto dell’inflazione) di 54,6 miliardi di euro: un ritmo pari a 150 milioni di euro al giorno. Hanno così raggiunto un valore complessivo di 307,5 miliardi di euro.
Tra dicembre 2010 e giugno 2025 la ricchezza nazionale netta è cresciuta, in termini nominali, di oltre 2.000 miliardi di euro, ma la distribuzione di questo incremento è stata profondamente sbilanciata a favore delle famiglie più abbienti: circa il 91% dell’aumento di ricchezza è stato appannaggio del 5% più ricco dei nuclei familiari, a fronte di appena il 2,7% assorbito dal 50% più povero. Stando agli ultimi dati disponibili, relativi al 2023, l’Italia figura al 20esimo posto tra i 27 Paesi membri dell’Unione europea sotto il profilo egalitario della distribuzione dei redditi.
Oxfam rileva come nel nostro Paese sia “in forte crescita il peso delle eredità sul totale della ricchezza nazionale”, un tema del quale noi di TPI ci siamo occupati nei mesi scorsi con un’edizione della nostra rivista cartacea dedicata proprio alla “Ereditocrazia”. L’ong stima che nel prossimo decennio in Italia saranno trasferiti per successione post-mortem complessivamente almeno 2.500 miliardi di euro, una montagna di denaro che sarà soggetta a una tassazione pressoché nulla (al contrario della pressione fiscale sul lavoro). Uno dei punti fondamentali da affrontare, quando si parla di disuguaglianze economiche e sociali, sta proprio nel modo in cui vengono costruite queste enormi ricchezze. Diversi studi dimostrano infatti come nel corso degli ultimi quattro decenni sia andata via via aumentando la quota di ricchezza derivante da eredità e dallo sfruttamento del capitale e sia andata al contrario diminuendo la quota derivante dal lavoro.
L’ong boccia l’operato del Governo Meloni sul fronte della lotta alle disuguaglianze. “I primi due anni del Governo Meloni restituiscono un quadro sconfortante di stasi della povertà assoluta in Italia”, si legge nel rapporto, che ricorda i 5,7 milioni di individui in povertà assoluta censiti nel nostro Paese dall’Istat. Del resto – va sottolineato – il principale intervento dell’esecutivo in materia di politiche sociali è stato l’abolizione del Reddito di cittadinanza, sostituito con l’Assegno di inclusione (affiancato dal Supporto per la Formazione e il Lavoro): così circa 850mila famiglie – quasi tutte riferibili alle fasce più povere della popolazione – hanno subito un peggioramento dei redditi disponibili, per giunta in un contesto di inflazione crescente.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si fregia spesso del record del tasso di occupazione raggiunto in Italia sotto il suo governo. Analizzando i numeri, tuttavia, si scopre che tale è aumento si è concentrato quasi esclusivamente tra i lavoratori con età anagrafica più alta. Nel dettaglio, rispetto all’ottobre 2022 (quando Meloni si è insediata a Palazzo Chigi) oggi si contano 942mila occupati in più, ma 891mila di questi hanno più di 50 anni.
Per i salari, inoltre, osserva Oxfam, “il recupero dell’inflazione è ancora lontano”. Tra il 2019 e il 2024 le retribuzioni contrattuali hanno registrato un calo del potere d’acquisto del 7,1% (per il 2025 è stimato solo un modesto recupero: +0,5%). Tra il 1990 e il 2018 la quota di occupati a bassa retribuzione nel settore privato è passata dal 26,7% al 31,1%.
L’ong suggerisce una serie di misure specifiche e linee guida che potrebbero orientare una efficace politica di contrasto alle disuguaglianze. Tra questi: il ripristino di un “reddito minimo” destinato “a chiunque si trovi in condizione di bisogno”; la definizione di “politiche organiche a sostegno dell’abitare e adeguati investimenti pluriennali per contrastare il lavoro povero e promuovere un lavoro dignitoso per tutti”; la promozione di “misure dissuasive ex ante per il contrasto al lavoro nero e grigio”; il disincentivo all’utilizzo dei contratti di lavoro non standard; l’introduzione di un salario minimo legale; la fissazione di condizionalità alle imprese per l’accesso a incentivi e investimenti pubblici; il rafforzamento dell’equità orizzontale del sistema impositivo; l’introduzione di “un’imposta progressiva sui grandi patrimoni”; l’incremento del prelievo fiscale sulle grandi successioni; una revisione del prelievo immobiliare.