Manovra, un bonus da 400 euro per i lavoratori “poveri”: la proposta sui precari a cui lavora il governo

L'idea l'ha lanciata il viceministro all'Economia di area Pd Antonio Misiani

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 7 Ott. 2019 alle 12:50 Aggiornato il 7 Ott. 2019 alle 13:17
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Immagine di copertina
Il viceministro Antonio Misiani e il premier Giuseppe Conte

Manovra, un bonus da 400 euro per i lavoratori poveri: l’idea del governo

Un bonus da 400 euro per i lavoratori precari più poveri che guadagnano fino a 8 mila euro all’anno. È un’idea su cui starebbe lavorando il governo, su proposta del viceministro di area Pd, Antonio Misiani, in vista della prossima manovra economica. Una misura che potrebbe convincere il governo Conte a prendere più tempo prima di procedere al taglio del cuneo fiscale.

“La riduzione progressiva del cuneo fiscale a partire dal 2020 è la misura più apprezzata dagli italiani. Dobbiamo iniziare a farlo il prima possibile”, ha scritto su Facebook il viceministro Misiani. Che prosegue nel post lanciando la sua proposta: “La priorità, a mio parere, è iniziare ad aiutare i dipendenti a basso reddito: 3 milioni e 700 mila lavoratori ‘incapienti’ che sono rimasti esclusi dal bonus 80 euro di Renzi e che solo in alcuni casi beneficiano del reddito di cittadinanza”.

A essere coinvolti sarebbero quasi quattro milioni di persone che potrebbero avere già da gennaio almeno 40 euro al mese sotto forma di assegno. Il loro reddito, secondo alcuni calcoli, potrebbe migliorare di circa l’11 per cento, quasi uno stipendio in più.

L’obiettivo sarebbe quello di coinvolgere i lavoratori più poveri, cioè coloro che, pur avendo un’occupazione, si trovano a rischio di povertà e di esclusione sociale a causa del livello troppo basso del loro reddito.

Chi sono i lavoratori poveri

“Sono i cosiddetti ‘working poors’ o ‘lavoratori poveri’: lavoratori poveri spesso precari – prosegue Misiani – part time involontari, collaboratori a basso reddito, dipendenti con salari orari da sfruttamento”.

Si tratta di quei lavoratori che, pur avendo un’occupazione, si trovano a rischio di povertà e di esclusione sociale a causa del livello troppo basso del loro reddito, dell’incertezza sul lavoro, della scarsa crescita reale del livello retributivo, dell’incapacità di risparmio.

Una piaga sociale che in tantissimi casi riguarda soprattutto i più giovani. E un fenomeno che è assai più diffuso in Italia rispetto alla media europa. “Aiutarli è un dovere. Dobbiamo farlo estendendo erga omnes i salari minimi previsti dai contratti di lavoro maggiormente rappresentativi, mettendo fuori gioco i contratti ‘pirata’ che legittimano paghe orarie da fame”, è la sfida lanciata dal viceministro del Partito democratico.

Misiani invita il governo, tra l’altro, a imitare gli Usa sulla gestione delle tasse. “Dobbiamo aiutare i ‘lavoratori poveri’ anche utilizzando lo strumento fiscale, come fanno da tempo paesi avanzati come gli Stati Uniti (con l’Earned Income Tax Credit)”, scrive ancora su Facebook.

Il problema di una misura del genere potrebbe essere il reperimento delle risorse. Il viceministro Antonio Misiani ne è consapevole, tanto che la conclusione del suo post è dedicata proprio a questo aspetto della vicenda: “Chi pensa che le risorse ipotizzate dalla Nota di aggiornamento non siano sufficienti, non chieda di rinviare questa misura: ci aiuti a trovare ulteriori fondi. Saremo felici di discuterne, con lo spirito costruttivo di sempre”.

Lavoratori precari poveri, la proposta di Confindustria sugli ’80 euro di Renzi’

Anche Confindustria, che ha presentato il dossier con i dati del Centro studi, ha chiesto misure a favore dei lavoratori precari a rischio povertà. “Ampliare la platea dei beneficiari del ‘bonus 80 euro’ a “quei 4 milioni di contribuenti lavoratori dipendenti incapienti” che oggi sono esclusi, è la proposta degli industriali. Un “intervento mirato sui redditi da lavoro dipendente per aumentare il netto in busta paga anche ai lavoratori con redditi tanto bassi da non pagare tasse”, proseguono gli economisti di via dell’Astronomia.

La proposta è quella di allineare all’aliquota del primo scaglione Irpef anche il secondo scaglione: “Comporterebbe risparmi fiscali per il 56% dei contribuenti Irpef ed un costo per lo Stato di circa 8 miliardi”.

Manovra, si entra nel vivo

L’obiettivo del governo, se la proposta di Misiani dovesse essere accettata sarebbe quindi quello di cambiare l’intervento sui lavoratori. Rinviare l’intervento sul cuneo vero e proprio e mettere invece in campo un bonus per i lavoratori precari, cosiddetti incapienti, che rientrano nella no tax aerea.

Il cantiere della legge di bilancio quindi è aperto ma entrerà nel vivo proprio questa settimana: entro il 15 ottobre infatti il governo deve inviare a Bruxelles il Documento programmatico di Bilancio (draft budgetary plan) e sulla carta deve presentare le misure al Parlamento entro il 20.

Le risorse a disposizione sono poche e ancora si stanno limando le misure per definire i 7 miliardi che stando alla nota di aggiornamento al Def devono arrivare dalla caccia all’evasione.

La scarsezza di fondi deve però confrontarsi con le richieste dei vari ministeri. Dall’abolizione del superticket, che oggi è tornato a chiedere il ministro della Salute Roberto Speranza e che ha trovato il sostegno del segretario Dem Nicola Zingaretti, al family act che prevede il restyling degli interventi in favore delle famiglie con figli.

Tra le novità alle quali il governo sta lavorando, oltre al bonus per i lavoratori poveri, c’è anche l’arrivo di un’Agenzia per lotta alla fuga dei cervelli: ne ha parlato il premier Giuseppe Conte e il ministro per le Politiche giovanili Vincenzo Spadafora ha spiegato di star lavorando al dossier. “L’unico export che siamo disposti a frenare, anzi che vogliamo fermare, è quello dei giovani”, ha detto il presidente del Consiglio.

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