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Salone del Libro, Pif contro CasaPound: “Sarà la società antifascista a far fallire Altaforte”

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 10 Mag. 2019 alle 14:36 Aggiornato il 10 Mag. 2019 alle 18:13
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“Hanno vinto i partigiani e viviamo in democrazia, quindi nessuno vieta a un editore di pubblicare libri fascisti. Sarà la società sana, antifascista a far fallire
quella casa editrice perché nessuno, si spera, comprerà quei libri”. A pronunciare queste parole è l’attore e regista Pierfrancesco Diliberto, meglio noto al grande pubblico come Pif.

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Ospite dell’appuntamento letterario del Salone del Libro di Torino, l’attore siciliano è intervenuto sul caso della casa editrice Altaforte. “A Torino è successo quello che in una società con valori antifascisti doveva succedere”, ha detto ancora Pif.

“È capitata la cosa migliore che potesse capitare. Chi ha vissuto i campi di concentramento sta fuori e gli altri stanno dentro? Sarebbe stato talmente imbarazzante che fortunatamente si sono invertite le cose”, ha aggiunto l’attore.

“Ieri avevo la maglietta dei partigiani, ma visto che il pericolo è scampato ho pensato che posso ritornare a mettere magliette minchione come quella che indosso ora”, ha detto ancora Pif mostrando la sua t-shirt con su scritto “Padania is not Italy”.

Ospite dell’Arena Robinson di La Repubblica, Pif ha presentato il suo ultimo libro, Che Dio perdona a tutti (Feltrinelli), poi ha trattato il tema del paradosso della sinistra: “Andare oltre significa rompere le regole che ci fanno comodo e ci fanno vivere bene. Per molti di noi l’immigrazione è solo uno che mi vende le calze, fine. Così il problema non esiste più…”.

“I lebbrosi sono i migranti di oggi”, ha detto ancora l’attore palermitano davanti a una platea di giovani. Nel suo libro, Pif affronta il tema della cristianità: “La religione ci prende tutti, ci sono politici che piangono perché non c’è il crocefisso a scuola, che è poi proprio il posto dove non dovrebbe esserci”,

E poi ha scherzato: “Questo è un paese senza memoria, ci siamo dimenticati di chi ha lottato per la Padania”. La frecciatina, è chiaro, è al vicepremier leghista Matteo Salvini: “Salvini rispondimi, Padania libera. Rispondimi”.

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