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Premio Campiello 2019, i finalisti della 24esima edizione

Di Nicola Simonetti
Pubblicato il 14 Set. 2019 alle 11:31 Aggiornato il 14 Set. 2019 alle 22:40
Immagine di copertina
Titoli finalisti del Premio Campiello 2019

Premio Campiello 2019, ecco i finalisti della nuova edizione

A poche ore dall’annuncio del vincitore del Premio Campiello 2019, i titoli finalisti si fanno sempre più discussi. Selezionati tra oltre 300 romanzi candidati dalla giuria, sono solo cinque quelli che si sono meritati un posto alla finale.

Ecco chi ha vinto l’edizione 2019 del Premio Campiello

Vediamo qualche informazione su ognuno dei cinque titoli che si contendono l’ambito premio, che verrà assegnato nella serata di oggi, sabato 14 settembre 2019.

Tutto sul Premio Campiello 2019

Premio Campiello 2019 finalisti | Laura Pariani, Il gioco di Santa Oca

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Il gioco di Santa Oca

Il gioco di Santa Oca è un romanzo che si colloca al di fuori del panorama letterario moderno. Non è scritto in prima persona, non seduce il lettore, ma usa una lingua appiattita, chiara e incolore.

Racconta la storia di un gruppo di uomini, stanchi di subire il potere dei forti, che nella metà del diciassettesimo secolo decidono di ribellarsi.

È la storia di una sfida alle convenzioni del tempo da parte di un gruppo dei ceti bassi, che si raccoglie attorno alla figura di Bonaventura Mangiaterra, famoso per il carisma con cui racconta la Bibbia.

Ma il potere della sua parola è troppo forte, e presto il suo seguito non si conta più. Questo spaventa i nobili della zona, che schierano un esercito contro Bonaventura.

Vent’anni dopo, la cantastorie Pùlvara ripercorre le brughiere che hanno vissuto l’epopea di Bonaventura.

La donna, che aveva lottato con Bonaventura travestendosi da maschio, racconta delle loro imprese in cambio di un letto in cui dormire.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

E giorno dopo giorno, Pùlvara si avvicina al mistero di Bonaventura Mangiaterra.

Quello di Pariani è un romanzo breve, ma incredibilmente forte. Come anticipato la scelta della lingua è ciò che meglio delinea i rapporti tra i personaggi.

Premio Campiello 2019 finalisti | Paolo Colagrande, La vita dispari

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La vita dispari

Il racconto de La vita dispari comincia alla scuola elementare Dioscoride Polacco, frequentata dal protagonista Buttarelli prima che scompaia misteriosamente.

Il romanzo, parodia a tratti evidente, è la storia di un bambino incapace di leggere le pagine a sinistra dei libri. E questo rappresenterà per lui sia una fonte di problemi che di novità. La crescita di Buttarelli è segnata da tappe assurde e ridicole, a partire dai rapporti con le donne, fino agli insegnamenti del padre.

Lo stile dell’autore si adatta perfettamente alla vicenda. Le digressioni, le rielaborazioni e gli intercalari aiutano il lettore a immedesimarsi meglio in quella che idealmente è una conversazione con lo scrittore.

Premio Campiello 2019 | Giulio Cavalli, Carnaio

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Carnaio

È il racconto di un corpo riverso sulla terra, trasportato dalla corrente, simbolo di una tragedia che divide il Nord dal Sul del mondo. Carnaio parte qui, col ritrovamento di un uomo di colore.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

La cittadina italiana, anonima, che fa da sfondo al romanzo, si vede presto inondata da cadaveri che arrivano dal mare. E quando quei morti cominciano a infestare le strade e le case, l’unica soluzione è sgomberarli.

Non è cattiveria, ma mancanza di alternative. Come evitare che lo stesso problema si ripeta ancora? Da qui nasce il muro. Carnaio è un romanzo permeato da un costante senso di dubbio, in cui la linea sottile tra ragione e torto è costantemente messa in discussione.

L’opposizione tra noi loro si legge tra le righe, che ci lasciano con una domanda irrisolta: siamo più importanti noi, quattordici cittadini di un’isoletta, o loro, venticinquemila cadaveri venuti dal mare?

Premio Campiello 2019 finalisti | Francesco Pecoraro, Lo Stradone

Lo stradone

Lo stradone è il racconto della Storia vista a ritroso, dal punto di vista di un settantenne in balia dei cambiamenti sociali. Considerazioni sulla fenomenologia urbana si mischiano ad aneddoti personali.

“Abito sullo Stradone, dove la città fa una pausa. Ci abito da più di vent’anni, vent’anni di sofferenza percettiva, e sono convinto che ci morirò”. È in un eterno stato di attesa che si svolgono le giornate del protagonista, specchio della decadenza del nostro tempo, fino al “ristagno”.

Lo stradone è un racconto sofferto, a tratti lirico, un’analisi della nostra condizione umana più intima. Pecoraro si diverte a mettere insieme formule urbanistiche e riflessioni antropologiche. Da leggere con estrema attenzione le sezioni dedicate al “Monte d’Argilla” che nel tempo è servito a formare la “Città di Dio”.

Premio Campiello 2019 finalisti | Andrea Tarabbia, Madrigale senza suono

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Madrigale senza suono

Madrigale senza suono è la trasfigurazione di fatti storici in grande letteratura. Racconta la vita di Gesualdo da Venosa, uno dei più celebri madrigalisti vissuti a cavalli del Cinque e Seicento. Gesualdo, obbligato dalle convenzioni del tempo, uccide Maria D’Avalos, e da lì sgorga la sua vena artistica.

Ma qual è il confine tra genio e assassinio? Quali sono le emozioni provate dal protagonista che la Storia non ci ha potuto raccontare? Tra finti manoscritti ritrovati, Tarabbia ripropone un gioco stilistico che si rifà a Eco, ma che costruisce un innovativo intreccio ricco di musica.

Il lettore si trova davanti a una cattedrale gotica fatta di colpi di scena, trappole e organi da cui è impossibile non venire ipnotizzati.