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“La vita è solo una mezz’oretta in cui si è vinto alla lotteria. Bisogna cercare di viverla al meglio”: la lezione di Piero Angela

Immagine di copertina
Piero Angela. Credit: Getty Images

Il divulgatore scientifico più amato dagli italiani racconta il suo punto di vista sulla morte e sulla scienza

Una sete di sapere implacabile, quella di Piero Angela, che, all’età di 90 anni, continua a studiare come un ragazzino curioso. In una lunga intervista rilasciata all’Huffington Post, il divulgatore scientifico più famoso d’Italia racconta e si racconta.

In un passaggio, Piero Angela parla della vecchiaia e della morte: “La morte non mi spaventa, ma mi scoccia tantissimo perché è la fine della vita. Ma Seneca ha detto una cosa interessante”. E precisa: “Noi siamo stati morti per millenni, e continueremo ad esserlo. La vita è solo un attimo in cui si è vinta la lotteria, una mezz’oretta. Per questo bisogna cercare di viverla al meglio”.

Otto lauree e una trentina di libri alle spalle, Piero Angela continua a studiare e a non annoiarsi mai di fronte alla scienza: “La scienza ha questo di bello: che ti racconta sempre storie nuove. È come avere una chiave che apre tante serrature, con le quali entrare in queste stanze delle meraviglie […] Come si fa a non essere curiosi di tutto questo?”.

LEGGI ANCHE: Piero Angela: “Mia moglie ha rinunciato alla sua carriera per me, senza di lei non sarei quello che sono”

Ad annoiarlo, invece, è (stata) la scuola. Perché “lo studio era una punizione”. Della scuola di oggi, invece, Piero Angela non apprezza il fatto che non venga insegnato il metodo scientifico, “eppure tutti noi abbiamo bisogno di un’informazione che riguardi la demografia, l’economia, il ruolo della politica e della scienza nella società. Tutte queste cose a scuola non si studiano. E così spesso prevale un’informazione emotiva e frivola”, spiega il divulgatore scientifico più amato dagli italiani.

A proposito dei giovani d’oggi, per il papà di SuperQuark, “hanno perso la speranza che avevamo noi. Quando io avevo la loro età sì, era molto difficile la vita, ma si sapeva che il giorno dopo si stava meglio. Qui l’impressione è che il giorno dopo ci sarà una crisi, e il giorno dopo una ancora peggiore. Credo sia questo che avvelena sia i giovani che gli adulti”.

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