L’Intelligenza artificiale? La tecnologia ci ha già cambiato (molte volte)
Dalla ruota alla stampa. Dall’agricoltura a Internet. Dal commercio alla chirurgia. La storia è piena di innovazioni che hanno trasformato l’umanità. Adesso tocca all’IA
L’Intelligenza artificiale sta entrando in maniera sempre più capillare nelle nostre vite, diventando un elemento cardine in molti aspetti della società, talvolta senza nemmeno accorgercene. Un fenomeno che sta alimentando un dibattito sulle implicazioni etiche, sociali e tecnologiche di questo strumento, dibattito che ha trovato una delle sue più recenti espressioni nell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.
Mentre le discussioni proseguono, le nostre vite continuano a essere circondate da oggetti, strumenti e tecnologie che consideriamo scontati. Raramente ci chiediamo chi li abbia inventati, quando siano comparsi, quali conseguenze abbiano avuto per l’umanità e come abbiano reagito le persone che si trovarono a confrontarsi con quelle novità.
Scoperte come il fuoco o la ruota sono scolpite nella storia dell’umanità e universalmente riconosciute come fondamentali, nonostante non sappiamo nemmeno a chi vada dato il merito e ben poco si conosca dei luoghi e delle circostanze in cui comparvero per la prima volta.
Eppure, anche quelle innovazioni, oggi percepite come naturali e inevitabili, rappresentarono un cambiamento profondo nel modo di vivere, lavorare e pensare degli esseri umani.
Passaggi epocali
La tentazione di considerare l’Intelligenza artificiale una rivoluzione senza precedenti è forte, da un lato perché la stiamo vivendo in prima persona, dall’altro perché riguarda la dimensione cognitiva, che riteniamo prettamente umana. La storia, tuttavia, mostra che numerose tecnologie hanno progressivamente modificato il nostro modo di pensare, comunicare e organizzare la vita portando con sé entusiasmi e paure, resistenze e dibattiti. Perché c’è una cosa fondamentale che accompagna la storia dell’innovazione: le tecnologie non cambiano solo ciò che facciamo, ma anche ciò che siamo.
Pensiamo a uno dei primi grandi esempi: la rivoluzione agricola. Arrivata quando l’uomo ancora non era stanziale, si spostava e basava il proprio sostentamento sulla caccia e la raccolta. Imparare a coltivare la terra non ha portato quindi solo a un nuovo modo di gestire le proprie risorse e accedere a nuove colture. Consentì agli uomini di diventare stanziali, pianificare il proprio futuro, la propria vita di comunità, attendere il raccolto e accumulare riserve.
La necessità di amministrare beni e territori ha favorito la nascita del concetto di proprietà, delle prime istituzioni e di forme sempre più complesse di organizzazione politica e sociale.
Non siamo in grado di sapere come l’uomo abbia vissuto questo cambiamento a livello etico, dal momento che la scrittura ancora non esisteva. Non è un caso che quest’ultima sia ritenuta universalmente una delle più grandi invenzioni di sempre, grazie alla quale siamo stati in grado di tramandare la conoscenza.
Eppure, anche la scrittura ha avuto, nella storia, i suoi detrattori, e non parliamo di figure marginali. Socrate, ad esempio, manifestò il timore che la scrittura potesse indebolire la memoria e produrre solo un’apparente conoscenza. Socrate, che non lasciò nulla di scritto, è stato coerente in questa sua posizione, che per paradosso conosciamo, così come tutto il suo pensiero, grazie alle opere di Platone.
Ma agli albori della civiltà non è stata solo la scrittura a rendere l’uomo diverso da altre forme di vita. Sottovalutiamo, ad esempio, la chirurgia. Molte specie animali ricorrono istintivamente a piante o sostanze naturali per alleviare alcuni disturbi, un comportamento osservato anche in diversi grandi primati. Gli esseri umani, invece, svilupparono progressivamente la capacità di intervenire direttamente sul proprio corpo attraverso pratiche chirurgiche, dalle più rudimentali alle più sofisticate. Questo ci ha resi l’unica specie in grado di curare traumi, malattie e malformazioni, trasformando non solo la nostra aspettativa di vita, ma anche il rapporto stesso col dolore, la malattia e la morte.
Se la medicina ha avuto un’influenza così importante nello sviluppo dell’uomo, non possiamo non citare il commercio. Se la moneta ha permesso di superare il baratto, non sono mancati altri momenti storici che hanno cambiato il nostro paradigma e hanno sollevato dibattiti che oggi ci sembrano lontani anni luce. Oggi, per acquistare un oggetto è normalissimo recarci in un negozio fisico, o cliccare sul sito di quelli che di fatto sono negozi elettronici, che vendono merce quasi sempre prodotta da altri.
Sebbene forme di intermediazione commerciale esistessero già nell’antichità, dalla fine del Medioevo esse assunsero un peso crescente, con un aumento degli esercizi commerciali gestiti da terzi che vendevano prodotti realizzati da altri. Questo fatto, oggi più che naturale, sollevò un dibattito etico che vide, ad esempio, il predicatore del Quattrocento San Bernardino da Siena in prima linea contro queste forme di intermediazione, ritenendo moralmente problematico il guadagno che arrivava senza una produzione diretta del bene. Sembrerà distante, ma non è poi così diverso da chi oggi si pone la questione del ruolo delle piattaforme nella gestione del mercato.
La comunicazione
È forse la comunicazione, però, il segmento che più di tutti ha visto cambiamenti rapidi. Prima venne la parola, poi la scrittura. Nel Quattrocento arrivò poi la stampa a caratteri mobili, che portò i libri, oggetti fino a quel momento realizzati a mano, rari e costosi, a circolare in quantità mai viste.
Ma non furono solo gli oggetti a diffondersi direttamente: furono la cultura e le idee, che così arrivarono sempre più rapidamente da un capo all’altro del mondo.
Queste distanze furono rotte progressivamente: prima il telefono, inventato nella seconda metà dell’Ottocento, poi la radio, quindi la televisione, che dagli anni Trenta iniziò a portare contenuti video nelle case di sempre più persone in tutto il mondo. Una diffusione e una velocità sempre crescenti che sono stati poi superati da Internet, che sintetizza forse tutte queste rivoluzioni. Uno spazio che fa da biblioteca, giornale, televisione e radio ma che sta anche producendo un fenomeno inatteso: il ritorno dell’oralità.
Podcast, video, dirette streaming e messaggi vocali stanno riportando una parte crescente della trasmissione culturale dalla pagina scritta alla voce, in un curioso ribaltamento rispetto ai millenni dominati dalla scrittura.
Encicliche pesanti
Se la storia insegna qualcosa, è che le grandi trasformazioni tecnologiche non si limitano a introdurre nuovi strumenti, ma aprono discussioni destinate a durare decenni e talvolta ridefinire la società.
Le encicliche della Chiesa, in modo particolare quelle a tema sociale, hanno saputo inserirsi in questi passaggi storici. La Rerum Novarum, scritta da Leone XIII nel 1891 e oggi spesso indicata come uno dei precedenti storici della Magnifica Humanitas, affrontava questioni sociali che molti ritenevano estranee alla missione della Chiesa, ma si è in realtà perfettamente inserita nel dibattito di quegli anni in cui la questione operaia, il socialismo e il pensiero marxista stavano trasformando il panorama politico europeo, dando origine alla cosiddetta dottrina sociale della Chiesa. Ma in tempi più recenti, la Laudato Si’ di Papa Francesco ha anticipato il forte movimento ambientalista che ha accompagnato gli ultimi anni.
Non ci resta che aspettare per vedere come la Magnifica Humanitas riuscirà a inserirsi in un dibattito ricco e complesso come quello sull’Intelligenza artificiale.