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“Siamo un popolo di analfabeti”, il presidente del Censis De Rita sulla crisi politica dell’Italia

Il fondatore del Centro studi sugli inevstimenti Sociali: "Siamo nel buio di una lunga notte che consuma i nervi. Senza un governo senza un'idea e senza una linea politica".

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 1 Ago. 2019 alle 15:13 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 19:29
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Immagine di copertina
Il presidente del Censis Giuseppe De Rita

L’intervista al presidente del Censis Giuseppe De Rita sulla situazione politico-sociale dell’Italia

Il presidente del Censis Giuseppe De Rita interviene sulla situazione politica e sociale del nostro Paese. Dalle sue parole emerge un quadro sconfortante sulle condizioni in cui versa l’Italia: “Siamo nel buio di una lunga notte che consuma i nervi. Senza un governo senza un’idea e senza una linea politica. Dalla crisi si uscirà per sfinimento” dichiara in un’intervista a Repubblica del 31 luglio.

Giuseppe De Rita è il fondatore del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), l’istituto di ricerca che da oltre cinquant’anni fotografa l’Italia attraverso report annuali con dati relativi al lavoro, alla sanità, alla scuola e a molti altri temi legati alla società.

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Secondo lo studioso il popolo italiano non ha più il “fuoco vitale” necessario ad uscire dallo stallo politico-economico: “Manca la spinta dal basso a camminare e crescere, la fiamma imprenditoriale e la fiamma dell’innovazione tecnologica c’è un esaurimento della spinta vitale che in passato ha fatto rinascere il paese dalle macerie della guerra e poi ha innescato il boom economico”.

La cosa che più lo preoccupa non sono le variazioni percentuali del Pil, ma piuttosto la mancanza di “coscienza” del nostro paese, che a suo giudizio ha ormai dimenticato la propria cultura: “Un paese a cui sono stati tolti momenti di autocoscienza collettiva non è capace di reagire, perché non sente dentro di sé la voglia di fare o la vergogna. (…) Gli italiani devono tornare a sapere di se stessi”.

De Rita sente affievolirsi la “sacra fiamma” della cultura, l’unica che potrebbe riaccendere la speranza di una ripresa del fermento economico italiano. Non c’è più il desiderio di intraprendere e di innovare perché manca quell’ “amor di patria” che dovrebbe spingere a creare ricchezza per il proprio paese: “Siamo invece diventati un popolo di affittacamere, animato dalla visione del rentier. Non mi sembra un passo in avanti”, afferma riferendosi al fenomeno degli airbnb.

Il commento del presidente del Censis su Salvini  e sui Cinque Stelle

Per questa ragione a preoccuparlo non è Salvini. La sua credibilità internazionale sarebbe stata ridimensionata dallo scandalo sui fondi Russi: “La leadership si conquista su piano internazionale, mentre Salvini resta un italiano verace che mangia la Nutella o sta nudo sulla spiaggia”.

Sono invece i politici del movimento Cinque Stelle a inquietarlo, perché avrebbero distrutto la “base culturale” da cui nascono le vere trasformazioni: “Mi preoccupa la cultura da crociata dei Cinque Stelle che è riuscita a orientare spezzoni dell’opinione pubblica. L’ossessione dell’uno vale uno. L’eccitazione giustizialista. A inquietare è la totale assenza di cultura politica”.

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