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“Chi non studia in gioventù se ne pentirà amaramente nella vecchiaia”: il tema di quinta elementare di Antonio Gramsci

Nato in una famiglia povera, il filosofo e politico italiano attribuiva un valore fondamentale allo studio per il progresso di ciascuno

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 26 Ott. 2019 alle 17:43 Aggiornato il 4 Dic. 2019 alle 08:28
Immagine di copertina

Il tema di quinta elementare di Gramsci

Il 15 luglio 1903 il filosofo e politico Antonio Gramsci, che all’epoca frequentava la quinta elementare, scriveva un tema sull’importanza dello studio.

Il documento è stato ritrovato da un ricercatore dell’Università di Sassari, nella Sardegna in cui Gramsci è nato e ha trascorso i primi anni di vita prima di trasferirsi a Torino.

Il giovane studente era chiamato a scrivere un tema su questo argomento: “Se un tuo compagno benestante e molto intelligente ti avesse espresso il proposito di abbandonare gli studi, che cosa gli risponderesti?”

Gramsci rispondeva con una lettera toccante.

Per il fondatore del partito comunista italiano, scomparso a Roma nel 1937, abbandonare la scuola sarebbe stata una follia.

Nato in una famiglia povera, per Gramsci studiare rappresentava l’unico modo di vivere onoratamente e raggiungere il progresso personale, e lo sapeva molto bene già all’età di 11 anni.

Carissimo amico,

Poco fa ricevetti la tua carissima lettera, e molto mi rallegra il sapere che tu stia bene di salute.

Un punto solo mi fa stupire di te; dici che non ripren­derai più gli studi, perché ti sono venuti a noia. Come, tu che sei tanto intelli­gente, che, grazie a Dio, non ti manca il necessario, tu vuoi abbandonare gli studi?

Dici a me di far lo stesso, perché è molto meglio scorrazzare per i campi, andare ai balli e ai pubblici ritrovi, anziché rinchiudersi per quattro ore al giorno in una camera, col maestro che ci predica sempre di studiare perché se no reste­remo zucconi. Ma io, caro amico, non potrò mai abbandonare gli studi che sono la mia unica speranza di vivere onoratamente quando sarò adulto, perché come sai, la mia famiglia non è ricca di beni di fortuna”, scrive Antonio Gramsci in quinta elementare.Quanti ragazzi poveri ti invidiano, loro che avrebbero voglia di studiare, ma a cui Dio non ha dato il necessario, non solo per studiare, ma molte volte, neanche per sfamarsi.

Io li vedo dalla mia finestra, con che occhi guardano i ragazzi che passano con la cartella a tracolla, loro che non possono andare che alla scuola serale.Tu dici che sei ricco, che non avrai bisogno degli studi per camparti, ma bada al proverbio “l’ozio è il padre dei vizi.”

Chi non studia in gioventù se ne pentirà amaramente nella vecchiaia. Un rovescio di fortuna, una lite perduta, possono portare alla miseria il più ricco degli uomini. Ricordati del signor Fran­cesco; egli era figlio di una famiglia abbastanza ricca; passò una gioventù brillan­tissima, andava ai teatri, alle bische, e finì per rovinarsi completamente, ed ora fa lo scrivano presso un avvocato che gli da sessanta lire al mese, tanto per vivacchiare.Questi esempi dovrebbero bastare a farti dissuadere dal tuo proposito.Torna agli studi, caro Giovanni, e vi troverai tutti i beni possibili.

Non pigliarti a male se ti parlo col cuore alla mano, perché ti voglio bene, e uso dire tutto in faccia, e non adularti come molti.

Addio, saluta i tuoi genitori e ricevi un bacio dal Tuo aff.mo amico Antonio Gramsci”.

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