Verbali Cts, 15 marzo: “Norma di salvaguardia sul nostro operato o dimissioni”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 4 Set. 2020 alle 21:10 Aggiornato il 4 Set. 2020 alle 21:20
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Cts, verbale n.28 del 15 marzo: “Norma salvaguardia o dimissioni”

“Il Cts rinnova con fermezza la necessità di una norma di salvaguardia che tuteli l’operato dei membri del Cts rappresentando che, in mancanza di essa, il Cts rassegnerà in maniera unitaria il proprio mandato al sig. ministro della Salute ed al Capo del dipartimento della Protezione Civile”, è quanto emerge dal verbale dalla riunione del Comitato tecnico scientifico (Cts) del 15 marzo, pubblicato oggi insieme agli altri documenti integrali relativi alle raccomandazioni che gli esperti del Comitato esprimevano sull’epidemia di Covid in Italia per limitare il contagio.

Nel verbale n.28 del 15 marzo si legge che i membri del Cts reiteravano la richiesta al ministro della Salute Roberto Speranza di provvedere a una norma che salvaguardasse gli esperti rispetto alle conseguenze che le raccomandazioni prese in una situazione di emergenza come quella in cui si trovava l’Italia a due settimane dall’esplosione del primo caso autoctono di Covid – su cui gli scienziati erano chiamati ad esprimersi in breve tempo – potessero avere a livello personale. “Nello specifico – scrivono gli esperti nel verbale –  si richiede un immediato riscontro di attivazione nel merito e la formalizzazione del provvedimento”.

La preoccupazione relativa alle ripercussioni che le decisioni prese potessero avere sull’opinione pubblica e sul lavoro stesso degli esperti emerge anche dal verbale del 24 febbraio, in cui il Cts raccomandava che i dati relativi alla diffusione del contagio nel Paese non arrivassero alla stampa e suggeriva per questo la “massima cautela”. “Vi è consenso nel raccomandare la massima cautela nella diffusione del documento onde evitare che i numeri arrivino alla stampa”, si legge nel verbale n.8 del 24 febbraio relativo al Piano di organizzazione di risposta dell’Italia in caso di epidemia. Da lì la battaglia legale condotta dalla Fondazione Einaudi e da noi di TPI affinché i verbali delle riunioni che hanno supportato le principali decisioni adottate dell’esecutivo nel corso dell’epidemia fossero resi pubblici.

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