“Il vaccino c’è già e funziona”. L’Europa vuole distribuirlo senza sperimentazione

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 14 Lug. 2020 alle 12:28
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Ansa

Sono tante le aziende farmaceutiche e gli istituti di ricerca che stanno cercando di offrire in tempi brevi una risposta al Coronavirus. Al momento, una vaccino che funziona c’è: è quello di di AstraZeneca e dell’Università di Oxford e “sponsorizzato” da Bill Gates. L’efficacia del vaccino per ora è limitata a ridurre la malattia senza bloccare il contagio. Questo vuol dire che i sintomi vengono ridotti a un po’ di tosse e mal di gola: certamente un risultato importante rispetto ai danni così pesanti che il virus ha provocato in questi mesi. Per una maggiore efficacia, sarebbe necessaria una doppia dose del vaccino, la qual cosa aumenterebbe costi e tempi dell’operazione

Secondo quanto riportato da La Stampa, sembrerebbe che l’Europa stia cercando di ottenere un’autorizzazione speciale affinché l’agenzia europea del farmaco possa iniziare già a fine anno la somministrazione del vaccino alle categorie più a rischio, come per esempio gli anziani. Nonostante non sarà allora ancora terminata la fase 3 di sperimentazione, quella che coinvolge decine di migliaia di volontari sani. Questa procedura speciale sembra che non andrebbe a mettere a rischio la popolazione. Questo perché il vaccino in questione avrebbe comunque già passato i test accertanti la non tossicità e la sicurezza.

Ma una decisione del genere aprirebbe comunque a una serie di possibili scenari di contenzioni legali e non, legati alla somministrazione di un farmaco che non ha completato il suo ciclo. Per “aggirare” questi ostacoli, sempre secondo La Stampa, si pensa a “un’autorizzazione speciale, con la quale già a fine anno l’Ema, l’agenzia europea del farmaco, darebbe il via libera alla somministrazione del vaccino alle fasce più esposte della popolazione. La Commissione Ue, con l’Italia in prima fila nella negoziazione, sta studiando uno scudo legale che funzionerebbe più o meno così: fino a che è in corso la sperimentazione, la responsabilità ricadrebbe per intero sugli Stati, poi in una fase intermedia al 50% anche sulle aziende e dopo un determinato arco di tempo solo su queste. Meccanismi studiati per non bloccare la ricerca ma destinati sicuramente ad alimentare le proteste dei no-vax”.

Ovviamente i no-vax saranno pronti a dare battaglia. Intanto però la ricerca continuerebbe. Per quanto riguarda gli altri vaccini, britannico, americano (Johnson&Johnson), e francese (Sanofi), la somministrazione e lo scudo andranno avanti solo se i test in fase di sperimentazione avanzata saranno soddisfacenti. Secondo uno studio del King’s college di Londra, su più di 90 ex pazienti che hanno contratto il Coronavirus, solo il 17% avrebbe anticorpi con la stessa potenza immunitaria iniziale contro il virus. Mentre negli altri addirittura gli anticorpi non verrebbero neanche più individuati.

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