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Silvia Melis, rapita in Sardegna nel 1997: “Anche io attaccata dopo il sequestro perché al mio ritorno ero troppo ‘carina’”

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In un'intervista al Fatto Quotidiano, l'imprenditrice sarda sequestrata in Ogliastra nel 1997, racconta gli insulti subiti dopo la liberazione, simili a quelli che ha ricevuto Silvia Romano negli ultimi giorni. "Volli apparire ordinata in pubblico. Ma persino alla stampa questo non andò giù, molti dubitarono della mia prigionia. Commentarono persino le sopracciglia. Silvia, ignora l'odio, presto si dimenticheranno anche di te"

Silvia Melis: “Al mio ritorno ho subito lo stesso trattamento di Silvia Romano”

Rimasta 9 mesi nelle mani dei suoi sequestratori sardi nel 1997, Silvia Melis racconta oggi al Fatto quotidiano le impressioni avute nell’assistere al ritorno di Silvia Romano e alle critiche feroci che l’hanno accompagnata per il suo aspetto, per il suo abito, per il suo essere donna. Perchè 23 anni fa lei subì qualcosa di simile.

“Quello che per Silvia è stato l’abito, per me fu il desiderio di apparire ordinata in pubblico. Volli aggiustarmi, lavarmi, truccarmi nella stanza della questura, visto che ero in una situazione disastrosa, non mi ero lavata per mesi. Lo feci più perché mi sentivo impaurita e insicura all’idea di tutti quelli che mi aspettavano fuori, ma questo mio essere “carina” dopo 9 mesi di sequestro mi attirò critiche ferocissime anche da parte della stampa. Molti dubitarono anche della prigionia. Commentarono perfino le mie sopracciglia”, racconta Silvia Melis nell’intervista di Selvaggia Lucarelli.

“Si aspettavano una donna distrutta. E invece no, ero come Silvia Romano che ho visto carina e sorridente. Io che ci sono passata dico che non c’è da stupirsi. Dopo quello che hai passato vedi tanta gente che si interessa a te, che si è preoccupata della tua sorte, che ti ha voluto bene, che ha pregato per te e sorridi. Vieni a sapere che ci sono state manifestazioni per te, è la prima luce dopo tanto buio”.

“Consiglio a Silvia Romano di pensare al suo futuro. Di farsi scivolare addosso l’odio, perché tanto si dimenticheranno in fretta di lei come è stato per me. Io mi sono sentita a lungo in colpa per quello che dicevano di me. È bene prendere le distanze dai giudizi fin da subito, tanto arriverà un nuovo caso mediatico di cui occuparsi”, conclude Melis.

Silvia Melis, imprenditrice e consulente del lavoro di Tortolì, in Sardegna, e figlia di un facoltoso ingegnere, è stata rapita il 19 febbraio 1997 in Ogliastra mentre ritornava a casa in macchina. I banditi la portano via dopo averla legata, bendata e imbavagliata, lasciando sull’auto il figlio Luca di quattro anni. L’11 novembre dello stesso anno fu trovata vicino Nuoro sul ciglio di una strada provinciale da due agenti in borghese dopo 265 giorni di sequestro.

Leggi anche:

1. Cara Silvia, perbenisti e bigotti non ti perdonano perché sei donna, libera e felice (di L. Tosa) 2.  Se una conversione all’Islam destabilizza i vostri pregiudizi borghesi, il problema siete voi (di G. Cavalli) 3. Volevate l’italianissima Silvia Romano che raccontasse quanto è brutta e sporca l’Africa ma siete rimasti delusi (di L. Tomasetta) 4. Quella tunica verde di Silvia: dovevamo proteggerla e invece abbiamo lasciato che fosse un regalo per i terroristi di Al Shabaab

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