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“La sicurezza sul lavoro non è un costo, è un diritto”: ai Fori Imperiali una cerimonia per Octav Stroici e per tutte le morti bianche

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Octav perse la vita lo scorso novembre nel crollo della Torre dei Conti. Oggi lo hanno ricordato sindacati e istituzioni. Ma intanto gli incidenti sul lavoro continuano

“Ricordare papà è importante. E come papà, ci sono tanti lavoratori che ogni giorno rischiano la vita. La sicurezza sul lavoro, è importante. Quello che è successo a mio padre non dovrebbe più accadere”. A parlare è Alina Stroici, figlia di Octav, l’operaio edile morto lo scorso 4 novembre, a 66 anni, in seguito del crollo parziale della Torre dei Conti, a pochi passi dal Colosseo.

Oggi, 28 aprile, in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, davanti al monumento capitolino si è tenuta una cerimonia in ricordo di tutte le vittime del lavoro. Sulla strada dei Fori Imperiali, ai piedi della Torre segnata dalla tragedia, campeggia uno striscione della Fillea-Cgil Roma e Lazio con una frase del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La sicurezza non è un costo, è un diritto di civiltà”.

Alla commemorazione hanno partecipato anche l’assessora al Lavoro di Roma Capitale Claudia Pratelli, il presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma, la vicepresidente del Pd Chiara Gribaudo, oltre a Gaetano La Manna, lavoratore edile sopravvissuto al crollo, e Alina Stroici, figlia di Octav. Una presenza significativa, quella delle istituzioni e dei familiari, che dà il senso di una battaglia che non riguarda solo il mondo del lavoro ma l’intera società: sicurezza, legalità e dignità devono tornare al centro delle politiche pubbliche e delle scelte delle imprese.

A ribadire il senso dell’iniziativa è anche Diego Piccoli, segretario generale della Fillea, che di fronte alla corona di fiori messa sotto la Torre lancia un messaggio netto: “Oggi – dice – non siamo qui solo per commemorare Octav, ma per dare un segnale alla politica nel giorno dedicato alla sicurezza sul lavoro. Non ci sono alternative alla sicurezza e questo striscione che campeggia su via dei Fori Imperiali con una frase pronunciata dal Presidente Mattarella speriamo non resti solo un monito, ma diventi un’intenzione concreta per le istituzioni. Noi vogliamo una sola cosa: che lavoratrici e lavoratori siano sicuri di tornare a casa”.

Sulla stessa linea  anche Natale Di Cola, segretario generale della Cgil Roma e Lazio: “Dietro ogni morte, ogni incidente, c’è una responsabilità chiara di chi fa impresa o di chi affida un appalto”, sottolinea. “Noi non ci arrendiamo a questa idea e continueremo a lottare affinché il sacrificio di Octav e degli altri lavoratori non sia van, affinché il lavoro non sia elemento di sfruttamento e morte”.

L’iniziativa non è stata soltanto un momento di memoria. È soprattutto un richiamo forte davanti a numeri che continuano a descrivere un’emergenza aperta.

Nei primi due mesi del 2026 nel Lazio le denunce di infortunio sono aumentate del 12,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre le denunce di malattie professionali segnano un +17%. Undici le persone che hanno perso la vita lavorando nei primi sessanta giorni dell’anno. Un quadro che nel settore delle costruzioni assume un peso ancora maggiore.

Roma e il Lazio vivono una stagione di cantieri diffusi: opere pubbliche, manutenzioni straordinarie, rigenerazione urbana, interventi legati al Giubileo e investimenti infrastrutturali stanno moltiplicando i luoghi di lavoro aperti sul territorio. Una crescita che rende ancora più urgente rafforzare controlli, prevenzione e organizzazione della sicurezza, perché all’aumento dei cantieri deve corrispondere un aumento delle tutele.

A preoccupare è anche il dato anagrafico del comparto: il 14% degli edili del Lazio ha tra i 60 e i 70 anni. Un elemento che impone maggiore attenzione sui carichi di lavoro, sull’idoneità delle mansioni e sulla prevenzione dei rischi, soprattutto in attività fisicamente usuranti come quelle di cantiere.

Per Cgil e Fillea servono scelte immediate e concrete: investire sulla formazione continua, rafforzare la vigilanza, aumentare gli ispettori, promuovere innovazione e dispositivi di protezione, rendere effettiva la responsabilità delle imprese lungo tutta la filiera degli appalti. Ma non solo.

I sindacati chiedono anche di rimettere al centro il badge di cantiere, strumento fondamentale per trasparenza, tracciabilità delle presenze, contrasto al lavoro nero e verifica delle competenze. L’accordo è stato firmato, ricordano le organizzazioni, ma ancora oggi non è esigibile: per questo l’appello rivolto alle parti sociali è di renderlo finalmente operativo. “Il lavoro non può essere causa di morte e sofferenza”, ribadiscono i promotori. E dalla Torre dei Conti, luogo simbolo segnato dalla tragedia di Octav Stroici, parte oggi una richiesta netta: fermare la scia di incidenti e morti che continua a colpire chi ogni giorno entra in cantiere per vivere.

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