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Rider strappa un biglietto inneggiante al Duce alla consegna: licenziato

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Credit: Rudy and Peter Skitterians da Pixabay

Il giovane è stato licenziato "per aver violato la privacy" e per aver adottato un "comportamento scorretto"

Un rider è stato licenziato a Bologna “per aver violato la privacy” e per aver adottato un “comportamento scorretto” durante la consegna, dopo aver strappato davanti alla destinataria un biglietto inneggiante a Mussolini.

Il fattorino, un trentenne di nome Luca Nisco, originario di Benevento si era indignato per il testo del messaggio che avrebbe dovuto recapitare insieme a un paio di bottiglie di vino il 25 aprile, il giorno della Festa della liberazione. “In questo giorno di lutto che il nostro Duce possa guidare da lassù la rinascita”, era la scritta contenuta nel biglietto.

Nisco, che lavorava da febbraio per conto di Winelivery, nota piattaforma specializzata nelle consegne a domicilio di vino, ha raccontato la storia al Resto del Carlino. Di solito, il testo del messaggio viene indicato con l’ordine e poi viene trascritto a mano dagli operatori del servizio. Quel giorno, a trascriverlo, è stato un collega di Luca, che ha notato il contenuto diverso dal solito.

“Ci siamo guardati tutti in faccia imbarazzati”, ha raccontato il trentenne, “qualcuno ha commentato. Poi la consegna mi è stata affidata. Ho provato indignazione per quel messaggio, stupore che ancora oggi siano scritte certe cose”.

Al momento della consegna, Luca ha deciso di estrarre il biglietto e di strapparlo davanti alla destinataria, affermando che dentro riportava solo “oscenità”. Ma il giorno dopo, l’azienda ha annullato tutti i suoi turni.

L’azienda ha fatto sapere che, in base alla sua policy, si riserva “il diritto di non consegnare un biglietto in caso in cui sia contrario al decoro, all’ordine pubblico, offensivo”. Per questo, quel biglietto non avrebbe mai dovuto accompagnare le bottiglie di vino. Il primo errore, dal punto di vista dell’azienda, sarebbe quindi stato compiuto dall’operatore che lo ha trascritto, il quale è stato redarguito.

Nel caso di Luca, invece, l’azienda contesta la “palese violazione della privacy”, ovvero aver aperto il sacchetto per leggere il biglietto, e il “comportamento non in linea con i valori aziendali” (ovvero l’aver strappato il messaggio) e per questo ha deciso di procedere al licenziamento, che il giovane però ora vuole impugnare.

Leggi anche: Festeggiare il 25 aprile per scegliere chi vogliamo essere dopo il virus (di Marco Revelli)

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