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Max Mara, Victoria’s Secret e il nail bar: le spese pazze che hanno portato alla condanna di Renata Polverini

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Max Mara, Victoria’s Secret e il nail bar: le spese pazze che hanno portato alla condanna di Renata Polverini

Una carta del sindacato usata per spese personali da decine di migliaia di euro a Roma, Parigi, New York. A beneficiarne l’ex presidente della regione Lazio Renata Polverini, secondo l’accusa confermata in primo grado dal tribunale di Roma, che l’ha condannata a sei mesi di reclusione per appropriazione indebita. La pena è stata sospesa, a condizione che l’attuale deputata di Forza Italia restituisca le somme contestate, pari a 25mila euro da versare all’Ugl, il sindacato della destra da lei guidato fino al 2010, e 5 mila euro da corrispondere alla sigla sindacale Confintesa.

L’accusa è quella di aver usato, tra il 2013 e il 2014, una carta Visa ricaricata ogni mese dall’Ugl “per impieghi di carattere strettamente personale (viaggi, borse, capi di abbigliamento e simili)”. Il sindacato versava ogni mese 2mila euro sulla carta, utilizzati per coprire le spese più varie, dalla manicure in un nail bar del centro storico, alle cene in un ristorante dei Parioli, fino allo shopping durante una vacanza a New York e gli acquisti da Max Mara, con uno scontrino “abbinato alla scheda cliente Polverini”.

Secondo l’ex presidente del Lazio, non è stata lei a utilizzare la carta ma un’altra persona “mentre si trovava in mia compagnia in qualche negozio”. Questa sarebbe Stefano Cetica, ex dirigente dell’Ugl, anche lui imputato nel processo ma assolto per insufficienza di prove. Su una carta intestata a Cetica, il sindacato versava altri 3mila euro al mese per spese che il giudice ha ritenuto giustificate dal ruolo che ricopriva, nonostante abbia ravvisato una gestione “allegra” delle somme.

Secondo Polverini era Cetica, con cui si era recata a New York per un viaggio di piacere, a utilizzare la carta per rimborsare “anche alcune mie attività a sostegno del sindacato“. Una giustificazione confermata dall’ex dirigente ma considerata improbabile dal giudice, che ha definito le parole della Polverini “bizzarre”. L’avvocata di Polverini ha annunciato il ricorso in appello, dove intende “evidenziare le prove che non sono state correttamente valutate dal giudice di primo grado”.

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