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Puglia, shock al villaggio vacanze: animatori travestiti da senzatetto e mendicanti neri

Immagine di copertina
Una foto scattata a bordo piscina

La direzione dell'hotel si dissocia: "Non ne eravamo al corrente, prenderemo provvedimenti"

Villaggio estivo. Estate. Sotto Ferragosto. Siamo in Puglia, Conca Specchiulla, nell’Hotel Solara, che come molti luoghi estivi offre piscina e animazione. Due giorni fa gli animatori hanno deciso di inscenare un simpatico quadretto per intrattenere gli ospiti: hanno travestito due animatori da senzatetto, con vestiti cenciosi e rotti, un cartello al collo con scritto “Ho familia aiutare me dieci figli io” e altre richieste di elemosina. Immancabile il trucco nero sul viso: i poveri sono negri, nell’immaginario superficiale di questi tempi e le parrucche con i capelli ricci e ispidi dovrebbero essere un ulteriore segno distintivo.

Gli animatori si aggirano tra gli ospiti della piscina chiedendo l’elemosina: la scena, nel progetto dell’animazione, dovrebbe fare sorridere degli ospiti. Del resto, che c’è di meglio di sentirsi ricchi a Ferragosto iconizzando i poveri? È un trucchetto vecchio come il mondo.

Volendo vedere è anche un trucco empio come il mondo. Il capo animatore al microfono avvisava divertito: “Attenti, ci sono degli zingari! Attenti, che ci sono dei poveracci che rubano e chiedono soldi!”. E tutti giù a ridere. Neri, poveri, straccioni e ladri: il quadretto è perfetto per la retorica (e la propaganda) di questi tempi e trasformare il razzismo in uno scherzo è un filo sottile.

In realtà non si sono divertiti tutti, sul bordo della piscina, e qualcuno racconta di essersene andato sdegnato. Pochi, in verità, hanno colto in quel momento di divertimento il seme nero di un razzismo che è diventato talmente ordinario da trasformarsi in colloquiale, degno addirittura di diventare ironico anche se dietro quella risata c’è un mondo (e un’Italia) che sui poveri e gli stranieri sta esprimendo le sue pulsioni peggiori.

La direzione dell’hotel, sentita da TPI, ha dichiarato di non essere al corrente del tema dell’animazione e di non essere assolutamente d’accordo con la rappresentazione del disagio e di una particolare classe sociale per strappare una risata. “Faremo tutti gli accertamenti e prenderemo i provvedimenti di dovere”, dicono.

La normalizzazione del razzismo, lo insegna la storia, passa soprattutto da piccoli gesti quotidiani che cambiano senza che noi ce ne accorgiamo: il pregiudizio verso gli altri (che siano rom, africani o semplicemente i poveri) si alimenta anche di piccole consuetudini che entrano nel sentire comune. Mettere a bordo piscina dei neri che muoiono di fame e chiedono l’elemosina mentre ce n’è qualche centinaio che bolle alle porte di Lampedusa non è sicuramente una grande idea artistica, ma funziona perché va a solleticare gli istinti bestiali, quelli che al ritorno dalle ferie ci aspetteranno in questa mostruosa, feroce, campagna elettorale permanente. Che ridere, eh.

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