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Agenti come maiali nel videoclip di Gianna Nannini, il sindacato di polizia a TPI: “La cantante si scusi”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 15 Gen. 2021 alle 15:37 Aggiornato il 15 Gen. 2021 alle 19:03
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Immagine di copertina

Poliziotti raffigurati come maiali nel videoclip di Gianna Nannini, il sindacato a TPI: “Si scusi”

“Crediamo che la cantante Gianna Nannini farebbe bene a scusarsi subito con i poliziotti italiani”: così Vincenzo Chianese, Segretario generale di ES Polizia, commenta a TPI il videoclip del brano della cantante senese, L’aria sta finendo, in cui alcuni poliziotti vengono raffigurati come maiali mentre picchiano una persona di colore.

“Un’animazione – dichiara Chianese – che offre, soprattutto ai più giovani, una rappresentazione offensiva dei servitori dello Stato, raffigurati come maiali intenti a picchiare selvaggiamente inermi persone di colore mentre sono a terra”.

“Il filmato elenca tutti i principali mali del mondo d’oggi, ma ad aprire l’elenco è proprio la Polizia: qual è il messaggio che si trasmette ai nostri giovani? Cosa ha spinto un’artista indubbiamente capace, che ha avuto grandi momenti di gloria, ad accomunare chi rischia la vita per difendere tutti con l’inquinamento dell’aria, dei mari, del cibo o con la crudeltà con gli animali?”.

“Forse l’idea del filmato non è della Nannini – spiega il sindacalista – ma dello sceneggiatore del filmato e quest’ultimo pensava ad altre parti del mondo, piuttosto cha all’Italia: ma sta di fatto che il testo del brano non c’entra assolutamente niente con quelle immagini, che è cantato in italiano e che sia purtroppo la nota cantante italiana a metterci la faccia, il che moltiplica all’ennesima potenza un messaggio negativo che – senza la sua faccia è la sua voce – nessuno avrebbe visto e probabilmente non le appartiene affatto”.

“La signora Nannini conosce benissimo i poliziotti ed in particolare i celerini, che da oltre 40 anni mettono a repentaglio la propria incolumità per garantire la sicurezza sua e dei suoi tanti fan – incalza – e non si lamentano certo, perché fa parte del nostro lavoro, che a volte si fa anche per 18 ore consecutive per un trattamento economico che è molto più basso della media europea”.

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Secondo Chianese inoltre: “Gli episodi dubbi che sporadicamente, ogni anno, coinvolgono singoli appartenenti Polizia di Stato si contano sulla punta delle dita e non di rado si arriva a dimostrare che le accuse non erano fondate, fermo restando che ogni organizzazione formata da umani può incorrere in errori umani e, quando vengono dimostrati, vengono seguite precise regole”.

“In un momento così delicato per la vita del Paese, mentre ci tocca l’ingrato compito di vigilare affinché la gente – giustamente esasperata dagli effetti economici e sociali della pandemia – rispetti le regole imposte dalle autorità preposte, rischiare di aizzarci contro persone che magari si trovano in situazioni particolarmente spiacevoli ci sembra irresponsabile, oltre che ingiusto”.

“Alla luce di questo, se la Nannini chiarisse che lei non ci vede affatto come porci dediti alla violenza gratuita contro gli indifesi siamo sicuri che tutti i servitori dello Stato apprezzerebbero molto e, con noi, anche la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, che hanno di noi una visione corretta e, quindi, completamente diversa” conclude.

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