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Via Morando 9, un podcast sulle relazioni dopo il Covid con la voce di Giuseppe Cederna

Immagine di copertina
Credit: REUTERS/Benoit Tessier

«Nel buio di una pandemia globale e di una guerra sanguinaria i teatri e i cinema erano chiusi, eppure è la cultura che ci ha tenuti a galla. È la bellezza che ci ha mantenuti vivi, che ci ha permesso di continuare ad avere rapporti sani». Come tanti attori, Giuseppe Cederna la mancanza del palco e del pubblico l’ha sofferta profondamente. Lui che viene fermato per strada, riconosciuto per la sua interpretazione in Mediterraneo di Salvatores – premio Oscar per miglior film in lingua straniera – in cui vestiva i panni dell’attendente Antonio Farina, o per i suoi numerosi ruoli teatrali nei tour in giro per l’Italia.

Cederna ha passato diversi mesi in uno stato che «oscillava tra il catatonico e l’annoiato» e non si vergogna ad ammetterlo. Oggi in qualche modo aiuta altre persone a uscire dal torpore che lui stesso ha vissuto. E lo fa dando la voce a otto puntate di un podcast dal titolo Via Morando 9, l’indirizzo di un immaginario condominio a ringhiera di una grande città italiana nel quale sono ambientate le storie di persone comuni alle prese con rapporti complicati.

Ideato da Santagostino, la rete di poliambulatori leader nella psicoterapia, creato da Studio Raheem  (la creative production company dietro Radio Raheem), il podcast è stato scritto da Gabriele Scotti prendendo spunto da casi clinici reali. Nel ballatoio del condominio si intrecciano diverse problematiche, dal tradimento al revenge porn, dalla dipendenza affettiva alla difficoltà di fare coming out. «Insomma, tutte le questioni che con il Covid-19 sono esplose, si sono amplificate, ci si sono palesate davanti come mai prima», ci spiega Stefano Porcelli, psicoterapeuta e responsabile dell’area psichiatrica-psicologica-neurologica del Santagostino.

L’impatto del lockdown

Le conseguenze psicologiche della pandemia sono ancora in larga parte da comprendere e stimare. È però ormai abbastanza documentato che la crisi sanitaria abbia aumentato le richieste di aiuto per disagi e disturbi psichici. Secondo uno studio, durante la pandemia a livello globale i casi di depressione e di ansia nel 2020 sono aumentati rispettivamente circa del 28 e del 26 per cento rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda l’Italia, una ricerca condotta a ottobre 2021 su un campione di circa 5.600 professionisti ha sostenuto come la pandemia abbia influito sulla salute mentale delle persone. In particolare, la richiesta di consulenza psicologica sarebbe cresciuta soprattutto tra i giovani tra i 18 e i 24 anni, tra le donne e tra le persone categorizzate come appartenenti al ceto medio. Nel periodo di pandemia il 21 per cento degli intervistati ha notato un peggioramento nei rapporti con il partner e il 13 per cento con i propri figli. Inoltre, il 50 per cento del campione ha rivelato di aver subito un incremento della fatica percepita durante lo svolgimento di attività lavorative e il 70 per cento degli studenti ha invece dichiarato un sensibile calo della concentrazione nello studio. Anche la rete Santagostino ha confermato il crescente bisogno di aiuto e di ascolto, che si è concretizzato nel 2021 in un 60 per cento in più di prestazioni di questo tipo erogate rispetto all’anno precedente.

Il bonus è solo un inizio

«Per questo motivo il bonus non basta – continua lo psicoterapeuta – è solo un inizio, un incentivo, ma non è sufficiente». Il riferimento è al bonus psicologo 2022, che il Governo ha inserito nel Milleproroghe: una misura utile per ridurre gli effetti psicologici che la pandemia ha avuto su tutti noi e in particolare sui più giovani. In totale sono stati stanziati 20 milioni: 10 serviranno a rafforzare le strutture sanitarie mentre gli altri 10 serviranno per l’erogazione dei voucher che arriveranno fino ad un massimo 600 euro per i richiedenti a partire dal valore dell’Isee. Il bonus psicologo 2022 sarà calcolato in base all’Isee ed è rivolto a una platea di circa 16mila persone. «Una nota positiva c’è però: andare in terapia non è più un tabù. Anche gli influencer ne parlano liberamente e incoraggiano i giovani. Le nuove generazioni sono più attente. Sono addirittura più avanti della politica!», conclude Porcelli.

Un condominio, una società

Il podcast Via Morando racchiude in un microcosmo, tutti i disagi che sta vivendo attualmente la società. Il Virgilio d’eccezione è Giuseppe Cederna, in un viaggio a specchio in un microcosmo divertente e toccante, talvolta esilarante, a tratti commovente. Uno specchio in cui ognuno può vedere riflessa la propria storia, da protagonista o antagonista, da osservatore o anche da semplice spettatore-ascoltatore. Si viene catapultati nella storia di Adriano, architetto, sposato con Daniela da 20 anni, padre di due figli e con una mamma malata di Alzheimer.

Da tempo non prova più attrazione sessuale per sua moglie, e questo lo fa soffrire molto. O si viene catturati dalla storia di Ester, la quarantacinquenne portinaia venezuelana del condominio di Via Morando 9, vittima di revenge porn: scoprirà che alcuni suoi video intimi che aveva inviato all’ormai ex fidanzato sono finiti online senza il suo consenso e dovrà affrontare questa situazione superando la vergogna per qualcosa di cui non si sente di avere colpa. Oppure, l’ultimo episodio, l’ottavo, ricorda un po’ un altro podcast, quello di Selvaggia Lucarelli ‘proprio a me’. Finalmente si comincia a parlare di rapporti tossici senza tabù.

In questo caso Camilla è una donna che sta vivendo una relazione con un uomo che non la ama, ma anzi la picchia e la minaccia. «I personaggi – racconta Cederna – si interrogano sulla possibile via d’uscita da questi rapporti dolorosi e pericolosi. Ed è quello che sempre più persone si stanno chiedendo dopo due anni chiusi in casa. Non hanno smesso di leggere poesie, di commuoversi per un film e hanno preso più coscienza della propria realtà interna. Non ne siamo usciti migliori, ma forse più coraggiosi sì».
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