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Home » Cronaca

Caso Delmastro, Miriam Caroccia: “Non sapevo che il sottosegretario fosse uscito dalla società”

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Andrea Delmastro si è dimesso da sottosegretario alla Giustizia dopo la vittoria del No al referendum sulla riforma della magistratura. Credit: AGF

La 19enne, figlia del ristoratore condannato per aver agevolato la mafia, fa sapere di non aver mai consegnato soldi a nessuno per diventare azionista al 100% della srl "Le 5 Forchette"

Il caso Delmastro si tinge di giallo. Miriam Caroccia, figlia 19enne di Mauro Caroccia, ristoratore condannato per aver agevolato la mafia a Roma, dice che non sapeva che l’allora sottosegretario alla Giustizia fosse uscito dalla società “Le 5 Forchette srl”, che fino a poche settimane fa li vedeva soci in affari.

La giovane, indagata dalla Procura di Roma con il padre per intestazione fittizia e riciclaggio, parla attraverso il suo avvocato, Fabrizio Gallo. “Voglio essere ascoltata dai magistrati, io non ho fatto nulla”, fa sapere.

Le sue parole arrivano all’indomani delle dimissioni presentate da Delmastro proprio in seguito all’emergere di questa vicenda (grazie a un’inchiesta di Alberto Nerazzini pubblicata sul Fatto Quotidiano).

La società “Le 5 Forchette srl” – a cui fa capo il ristorante “Bisteccheria d’Italia”, in via Tuscolana 452 a Roma – è stata costituita nel dicembre 2024 a Biella, città di Delmastro. Il dirigente di Fratelli d’Italia aveva il 25% delle quote, mentre un 5% era detenuto dalla vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino (anche lei esponente di FdI, ieri si è dimessa da vicepresidente ma resta assessora a Lavoro e Istruzione), un 5% dal segretario provinciale di FdI a Biella Cristiano Franceschini, un 5% dal consigliere regionale dei meloniani Davide Eugenio Zappalà e un 10% da Donatella Pelle, impiegata. Il restante 50% della società faceva capo all’allora 18enne Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, oggi in carcere per una condanna definitiva a 4 anni per intestazione fittizia con l’aggravante dell’associazione mafiosa (avrebbe fatto da prestanome per il clan di Michele Senese, boss della Camorra molto potente a Roma, a sua volta in carcere).

Secondo i documenti depositati alla Camera di Commercio di Biella, dal 5 marzo scorso Miriam Caroccia è titolare del 100% delle quote. In un atto redatto da un commercialista locale – non datato – si legge che la giovane avrebbe comprato per 5mila euro il 50% della società dagli altri soci, ovvero Chiorino, Franceschini, Zappalà e Pelle. Delmastro si era sfilato il 27 febbraio, otto giorni dopo la condanna definitiva in Cassazione di Mauro Caroccia, che da quel giorno è recluso in carcere: il suo 25% era stato ceduto a Pelle, la quale pochi giorni dopo – insieme agli altri soci – rimetteva tutte le quote nelle mani di Miriam Caroccia.

La giovane, però, sostiene che di tutti questi passaggi fosse all’oscuro. “Abbiamo fatto fare una visura e abbiamo saputo della cessione: per questo motivo ci siamo messi a disposizione della Procura. Vogliamo conoscere tutte le incombenze della srl perché altrimenti si rischiano conseguenze penali”, afferma il suo legale Gallo.

Il difensore afferma che la sua assistita al momento “non è stata raggiunta da alcun avviso di garanzia” e sul passaggio di denaro taglia corto: “È completamente estranea a qualsiasi dinamica illecita – assicura – e non ha mai consegnato somme di denaro a chicchessia come sarà prontamente accertato dalla magistratura verso la quale abbiamo piena fiducia e alla quale saremo pronti a chiarire ogni cosa”.

Dopo le dimissioni, in un’intervista al Corriere della Sera, Delmastro – non indagato – ha ribadito di non aver fatto “nulla di male” e, a proposito del passo indietro da sottosegretario, ha parlato di “una scelta necessaria per etica e per proseguire il lavoro svolto nelle carceri proprio contro la mafia”. “Non mi sono reso conto di chi avessi davanti fin quando il padre non è stato arrestato”, ha detto l’esponente di Fratelli d’Italia, che resta deputato.

Intanto, i magistrati di Roma sono al lavoro per ricostruire l’iter che ha portato alla creazione della società: all’attività d’indagine potrebbero affiancarsi i colleghi della Direzione distrettuale antimafia di Torino.

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