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Lyssavirus, cosa è il “morbo del pipistrello” che fa paura in Toscana

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 29 Giu. 2020 alle 17:02
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Immagine di copertina

Cos’è il Lyssavirus (“morbo del pipistrello”) che ora fa paura in Toscana

La storia che arriva da Arezzo di un gatto, affetto da Lyssavirus (il “morbo del pipistrello”), che ha morso la sua padrona e altre tre persone prima di morire sta destando tanta preoccupazione in Toscana. Il sindaco del Comune toscano ha immediatamente emesso due ordinanze: la prima prevede il sequestro degli animali domestici che vivano insieme al felino nella casa aretina; la secondo riguarda l’obbligo di guinzaglio (e museruola) per tutti i cani. Il tutto in attesa di capire come il Lyssavirus abbia potuto colpire il gatto.

Cosa è il Lyssavirus

Cosa è il Lyssavirus, il virus che ha ucciso il gatto ad Arezzo? Non è altro che un agente patogeno riconducibile alla famiglia della Rhabdoviridae, più comunemente conosciuta come rabbia. Si tratta di un virus che potrebbe esser stato portato dai pipistrelli che la proprietaria del gatto di Arezzo teneva in giardino, all’interno di una comune batbox. Ma qual è il ruolo dei cani e l’uomo può essere contagiato dal Lyssavirus? Come spiegato dallo stesso Ministero della Salute si distinguono due cicli epidemiologici della rabbia: uno urbano e uno silvestre. In quello urbano il cane rappresenta il principale serbatoio. Questo ciclo è presente prevalentemente in Africa, Asia e Sud America, dove la presenza di animali randagi è molto elevata. Il ciclo silvestre è predominante in Europa e in Nord America. L’epidemiologia di questo ciclo è piuttosto complessa: vanno tenuti in considerazione il genotipo virale, il comportamento e l’ecologia delle specie ospiti e i fattori ambientali. Nello stesso ecosistema una o più specie possono essere coinvolte nell’epidemiologia della malattia. In Italia non si segnalano casi di rabbia nell’uomo, tantomeno da Lyssavirus, da tantissimi anni. Anche a livello animale si sono registrate solo sporadiche infezioni. Tant’è vero che “dal 1997 l’Italia aveva ottenuto il riconoscimento di stato indenne da rabbia”. L’uomo può contrarre il Lyssavirus dagli animali? Per il momento non c’è alcuna evidenza di una trasmissione tra animale e uomo.

Le misure di sicurezza

Il sindaco di Arezzo, come detto, è subito corso ai ripari con due ordinanze cautelative per tentare di arginare la possibile diffusione del virus tra gli animali domestici. Intanto il Ministero della Salute dovrebbe decidere a breve se avviare o meno un’indagine di ricerca anche all’interno delle numerose colonie feline presenti in tutta Italia. Il salto di specie, infatti, è considerato molto raro. Ma l’obiettivo è sarebbe quello di anticipare i tempi e cercare di evitare un’epidemia a livello locale, ma non solo.

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