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Gli italiani e il vaccino: il 57% vuole vaccinarsi, il 16% sicuramente no

Una sfiducia resa ancora più evidente dall’alta percentuale di chi pensa che il vaccino sia una manovra atta ad arricchire le cause farmaceutiche (33%) o da chi lo ritiene una manovra politica del Governo (23%)

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 10 Dic. 2020 alle 18:41
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Nonostante, da mesi, il vaccino sia indicato dalle autorità (sanitarie e non) come l’unico strumento valido in grado di aiutarci a debellare definitivamente il Coronavirus, il popolo italiano sembra ancora molto scettico, con solo il 57% vuole sottoporsi alla vaccinazione.

Questo è quanto emerge da un’analisi condotta, sul periodo 27 novembre – 3 dicembre, dall’EngageMinds HUB, il centro di ricerca dell’Università Cattolica di Cremona, che ha sondato l’opinione degli italiani anche in merito alla possibilità di vaccinarsi contro il Coronavirus.

Dalle ultime rilevazioni risulta infatti che il 43% degli italiani è esitante nei confronti del vaccino anticovid (l’esitanza vaccinale è l’atteggiamento di rifiuto, ma anche di indecisione, incertezza, dubbio sulle vaccinazioni). Il dato è in crescita rispetto alle rilevazioni di maggio. Sono invece diminuiti dalla fine settembre gli italiani certi che non si vaccineranno (oggi sono il 16% rispetto al 20% della precedente rilevazione), e sono rimasti costanti nel tempo gli incerti (27%). Il 31% ha affermato di avere scarsa fiducia nella scienza.

I più esitanti nei confronti del vaccino sono le donne e i giovani, mentre i più intenzionati a vaccinarsi sono gli over 60: il 75% in questa fascia d’età contro il 57% del campione totale (l’immunità di gregge si otterrebbe con il 70% di persone immuni al virus).  Dati che un po’ sorprendono: le donne sono in genere quelle che nelle famiglie alimentano buoni comportamenti di salute e prevenzione, in genere. Ma in questo caso sembra il contrario.

Non solo, questa sfiducia è stata resa ancora più evidente dall’alta percentuale di chi pensa che il vaccino sia una manovra atta ad arricchire le cause farmaceutiche (33%) o da chi lo ritiene una manovra politica del Governo (23%).

Tra chi ha aperto alla possibilità di farsi somministrare il vaccino invece, i più propensi risultano essere le persone con più di 60 anni, con una percentuale del 75%.

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