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Incidente A1, arrestato il padre delle bambine: “Guidavo da 30 ore, non riuscivo a tenere gli occhi aperti”

Immagine di copertina
Crediti: Ansa

Incidente A1, il padre delle bambine arrestato: “Guidavo da 30 ore, non riuscivo a tenere gli occhi aperti”

Lo scorso venerdì 5 giugno, sull’autostrada A1 è avvenuto un gravissimo incidente che ha causato la morte di quattro persone, tra cui due bambine, di otto mesi e dieci anni, e i nonni cinquantenni. Al volante c’era Emil Ciurara, un uomo di trent’anni arrestato e accusato di omicidio stradale. “Non riuscivo a tenere gli occhi aperti, ero stanco morto”, ha dichiarato l’uomo. Come spiega Il Corriere della sera, Emil Ciurara, di origini romene, guidava ormai da 30 ore quando è avvenuto l’incidente.

Erano partiti dalla Transilvania per raggiungere Napoli, senza mai fermarsi, se non per brevi soste all’area di servizio per un caffè veloce. Aveva appena finito di berne uno, in un’area di servizio dell’Autostrada del Sole in Toscana, dopodiché il minivan è ripartito e di lì a poco si è consumata la tragedia, in cui hanno perso la vita le sue due figlie, una bambina di 8 mesi e una di 10. Ferite altre 7 persone, tra cui la moglie di Ciurara.

Incidente A1, arrestato il padre delle bambine per pericolo di fuga

Secondo la testimonianza di un automobilista, alcuni chilometri prima dell’incidente, la Volkswagen Turan avrebbe sbandato procedendo a zig zag. “Quando me ne sono accorto ho diminuito la velocità e mi sono distanziato da quell’auto che sembrava impazzita”, ha raccontato l’automobilista testimone. Ciurara era già stato condannato in passato per una rapina in Calabria ed era in libertà condizionata, secondo quanto riportato dalla polizia stradale. L’uomo è stato arrestato per pericolo di fuga: sia per la condanna subita dall’uomo con applicazione della condizionale, sia per la mancanza di una qualsiasi residenza da parte dell’uomo, che è un nomade e vive in campi rom non identificati. Lunedì ci sarà l’udienza di convalida dell’arresto. Le indagini sono condotte dal pm Roberto Rossi della procura di Arezzo.

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