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Ilaria Capua: “Ecco le poche regole per proteggerci dal Covid. La pandemia è un’opportunità per ripensare alcuni grandi sistemi in chiave sostenibile”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 11 Ott. 2020 alle 10:08
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Ilaria Capua: “Ecco come possiamo proteggerci dal Covid”

“È il momento di rafforzare l’impegno da parte di tutti”: lo dichiara la virologa Ilaria Capua, direttore One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, che in un’intervista al Corriere della Sera spiega come possiamo fare per proteggerci dall’epidemia di Covid. “Assistiamo a una circolazione vivace del virus, siamo passati da 1.500 a oltre 5mila contagi. È il momento di rafforzare l’impegno da parte di tutti: la mascherina va portata sempre, sottolineo sempre, tranne che in casa e nella propria macchina se si è soli. Se si usa il car sharing meglio indossarla. Il disinfettante va tenuto sempre con sé, lavando le mani più spesso possibile con acqua e sapone. Il virus viene trasportato da goccioline pesanti, che tendono a cadere rapidamente. La distanza interpersonale di due metri ci protegge, in quanto il virus non è in grado di superarla indenne”.

Sulla riapertura delle scuole, invece, la virologa italiana è convinta che al momento non sia “la causa dell’esplosione dei contagi”, mentre sulle nuove norme anti-Covid decise dal governo, che dovrebbero entrare in vigore nelle prossime ore e che prevedono anche il divieto di feste private e strette sulla movida, Ilaria Capua afferma: “Lo trovo giusto, anche se più che il numero di persone conta la provenienza e lo stato sanitario dei presenti. Credo che in questo periodo, per fare un esempio, non sia saggio fare una festa di matrimonio con invitati da mezza Italia. Paradossalmente il raduno di cento abitanti di un paesino sarebbe meno rischioso di un gruppetto di individui che arrivano da aree diverse. Ovviamente non bisogna rinunciare a sposarsi: si può fare una cerimonia più piccola e rimandare l’evento di un paio d’anni, quando presumibilmente saremo tornati a una normalità”.

Secondo la Capua, inoltre, più che pensare alla possibile chiusura di alcune Regioni è necessario “affidarci al buon senso che ci fa sopravvivere, imparare e crescere. Di troppe regole si muore. Il problema Covid non lo risolveranno i politici, ma i singoli individui che si sentono parte di una collettività”. La virologa è anche convinta che la situazione attuale sia differente a quella vissuta nel corso della prima ondata. “Nell’autunno 2020 gli ospedali sono più preparati di quanto lo fossero nell’inverno 2019. A marzo poi c’è stata una situazione incomprensibile in Lombardia, tanto che ci siamo chiesti se circolasse un virus diverso. La risposta è no, in Lombardia c’è stata purtroppo una convergenza di fattori negativi e il Sistema sanitario ha mostrato delle grandi fragilità. Adesso le persone deboli sanno che si devono proteggere, le terapie intensive sono semivuote perché chi è a rischio sta in casa, porta sempre la mascherina. Molte signore hanno cambiato pettinatura, per evitare di andare ogni settimana dal parrucchiere a fare la piega o la tinta”.

A preoccupare la virologa italiana è “La cosiddetta pandemic fatigue” che “si verifica quando i pazienti, ma anche le strutture sanitarie e i decisori politici perdono energie, si immobilizzano. L’antidoto è concentrarsi sulle questioni davvero urgenti e necessarie e lasciare un po’ perdere il resto. Per esempio, per quanto riguarda i tamponi, bisogna snellire le procedure, evitare che si formino code nei punti-prelievo o che le persone aspettino giorni per avere il referto. Come singoli individui diamo la priorità a poche regole: spostarsi il meno possibile e sempre con la mascherina, mantenere la distanza di due metri, lavarsi e disinfettare le mani. Con l’unione di questi comportamenti siamo protetti, un po’ come la matrioska più piccola, racchiusa dentro le altre”.

In conclusione, Ilaria Capua cerca di cogliere “il lato positivo di questa catastrofe. Le misure di sanità pubblica che abbiamo imparato non vanno dimenticate e questo deve essere un impegno della comunità scientifica: lavarsi le mani, vaccinarsi contro l’influenza. Abbiamo poi l’opportunità di ripensare alcuni grandi sistemi all’insegna della sostenibilità: mobilità, lavoro, salute. Dovremo creare ambienti di vita più resilienti”.

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