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    “La gente non ci vuole mai credere fino a quando deve per forza toccare con mano che il virus non è mai stato meno letale”. Parla Cartabellotta del Gimbe

    Credit: Ansa foto

    Il presidente del GIMBE commenta l’aumento delle terapie intensive (+62) di oggi martedì 13 ottobre 2020

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 13 Ott. 2020 alle 19:28 Aggiornato il 14 Ott. 2020 alle 10:49

    I nuovi casi di Coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore sfiorano quota 6mila, sono 5.901, rilevati sulla base di 112.544 tamponi, 41 i deceduti. Sempre nelle ultime 24 ore i pazienti guariti/dimessi sono stati 1.428. Dall’ultimo bollettino emerge inoltre un dato preoccupante: sono 514 i pazienti ricoverati in terapia intensiva (62 in più di ieri).

    Il principale sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed questa mattina aveva lanciato l’allarme: le terapie intensive italiane potrebbero andare a saturazione nel giro di due mesi, se il trend di incremento dei casi Covid continuasse ad aumentare come sta già accadendo in altri Paesi europei.

    “Questa crescita ormai esponenziale dei nuovi casi settimanali che si riflette prima sugli ospedalizzati e poi sulle terapie intensive, e poi purtroppo anche sui decessi, non ci sorprende”, afferma a TPI Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. “Quello che ripetiamo ormai da agosto è che i casi continuano ad aumentare, poi la gente non ci vuole credere e deve per forza toccare con mano. Ecco, ora stiamo toccando con mano. Non c’è purtroppo niente di nuovo”, prosegue Cartabellotta che spiega: “L’effetto diventa moltiplicativo, non è solo un incremento dei casi che prima vedevamo in maniera lineare: quando i casi attivi, quindi i cosiddetti attualmente positivi si espandono oltre un certo numero, è chiaro che il numero di contagi aumenta sempre di più, non seguendo la linea in maniera dolce ma con delle impennate. E quando si impenna ci sono le evidenti conseguenze a livello di pazienti ospedalizzati e di terapie intensive. La risalita della curva epidemica è un fatto assolutamente normale”.

    Il presidente del Gimbe spiega anche come interpretare questi numeri e perché in realtà il virus non abbia perso per nulla carica virale: “A marzo siamo stati catapultati sulla vetta direttamente dall’elicottero, adesso stiamo facendo la scalata, ed è chiaro che quando si fa la scalata, uno sale a poco a poco. È evidente che si tratta di una dinamica completamente diversa. Durante l’estate abbiamo quasi azzerato la curva dei contagi: a fine luglio avevamo 1.400 casi a settimana. Nella settimana 30 settembre-3 ottobre abbiamo avuto 17.252 nuovi casi, questa settimana 35.204, esattamente il 50% in più. A cascata questi casi si riflettono prima sugli ospedalizzati con sintomi, poi sulle terapie intensive, poi purtroppo anche sui decessi. Tutte le curve salgono, ovviamente salgono in maniera differente dal punto di vista quantitativo”.

    Leggi anche: Coronavirus, Gimbe: “Casi quasi raddoppiati in una settimana”

    “Se qualcuno ha affermato che il virus ora è meno ‘letale’ è perché in molti volevano crederlo. Ma ciò non è mai stato dimostrato scientificamente. Era una sorta di ventata di ottimismo nel momento in cui si era quasi abbattuta la curva dei contagi grazie al lockdown prolungato. Per il prossimo futuro è difficilissimo fare previsioni, con questi balzi settimanali immaginare che ci siano riduzioni “spontanee” è molto, molto difficile. Bisogna stare in campana e vedere con quale tendenza sale la curva”.

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