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90enni e bambini lasciati senza acqua in piena pandemia: i distacchi fuorilegge di Talete S.p.a.

Apri il rubinetto ed esce l’acqua. Acqua per bere. Acqua per lavarsi. Acqua per vivere. Un gesto semplice, quotidiano. Anche scontato. E invece non lo è stato per decine e decine di cittadini della provincia di Viterbo che, in piena pandemia, si sono ritrovati senza acqua corrente a causa di distacchi senza preavviso. 

“Ritrovarsi senza acqua – racconta a TPI Luigi, un cittadini di Civita Castellana – è come ritrovarsi senza aria. È una sensazione orribile, non la auguro a nessuno. Arriva un operatore e taglia il contatore senza avvisarti. Non hai neanche il tempo di organizzarti. E con le zone rosse in corso è tutto più complicato“.

La storia di Antonella

Siamo allora andati a capire perché avvengono questi distacchi e in che situazione si trovano i cittadini di un territorio già martoriato dalla presenza di arsenico nell’acqua, una sostanza cancerogena certa secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Guarda la video inchiesta completa “Acqua amara”).

Molti di questi rubinetti chiusi nei terribili mesi di lockdown per l’emergenza Coronavirus si trovano a Grotte Santo Stefano, un piccolo paese della Tuscia. Antonella, mamma di tre bambini, ci accoglie in una casetta di campagna con il camino acceso, ma l’acqua spenta. Per la sua famiglia i distacchi sono stati un vero e proprio incubo: “Con le restrizioni e quindi senza poter uscire, ci hanno staccato l’acqua ben tre volte! Un inferno, con i bambini che non si potevano nemmeno lavare i denti”.

Eppure, Antonella aveva pagato le bollette dell’acqua: “Abbiamo poi scoperto che si trattava di arretrati del precedente proprietario di casa. Ma io posso accollarmi anche le spese di acqua che non ho consumato io?! Parlare con l’ente gestore è impossibile però. Fuori dagli uffici ci sono file interminabili. E ora che sono chiusi non ti risponde nessuno”.

Talete S.p.a.

L’ente gestore dell’acqua della Tuscia dal 2006 è Talete S.p.a.. Una società partecipata, dove le quote sono messe dai 61 comuni dell’Ato Lazio 1 (ovvero l’Ambito territoriale ottimale, i confini geografici delle risorse idriche imposti dalla Legge Galli del 1994), oggetto però del diritto privato. Ovvero può guadagnare, può fallire: esattamente come qualsiasi società.

Una S.p.a. che ha ben 32 milioni di euro di buco economico per le morosità, ma che da 10 anni invece che recuperare crediti, ha solo incrementato il trend. Una S.p.a. che persegue famiglie e anziani per uno o due giorni di ritardo nel pagamento delle bollette con distacchi totali dell’acqua, ma che permette, come abbiamo raccontato in questa parte dell’inchiesta, a politici come il Senatore della Lega Umberto Fusco di accumulare oltre 20mila euro di debiti.

La storia di Peppe

Pochi giorni di ritardi dicevamo, come nel caso du Peppe, 92 anni, di Civita Castellana: “Mi sono svegliato la mattina – spiega – e dal rubinetto non usciva più acqua. Una cosa terribile, mi veniva da piangere e da urlare. E io non cammino tanto bene, ma sono dovuto uscire e andare a prendere l’acqua alla fontana con le taniche. Non potevo andare al bagno, non potevo lavarmi o cucinare. Una schifezza. E così per oltre due settimane, finché chiamando tutti i giorni non me l’hanno riattaccata”.

A Peppe tremano le mani, cammina lento. Ma dietro il suo sguardo combattivo si cela grande rabbia verso un ente gestore dell’acqua che non rispetta i cittadini, che poi sono i suoi clienti.

Cosa dice l’Onu vs cosa dice Talete

Quella dei distacchi è un’ingiustizia bella e buona, considerando che anche l’Autorità garante dei consumi per l’energia e l’acqua (Arera) aveva annunciato con un comunicato le intenzioni di proteggere le fasce più deboli durante la pandemia: “Tutte le eventuali procedure di sospensione delle forniture di energia elettrica, gas e acqua per morosità – di famiglie e piccole imprese – vengono rimandate dal 10 marzo scorso e fino al 3 aprile 2020. Viene inoltre istituito un conto presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali, con disponibilità fino a 1 miliardo, per garantire la sostenibilità degli attuali e futuri interventi regolatori a favore di consumatori e utenti”, si legge nel sito Arera.

Il direttore generale di Talete S.p.a., Alessandro Fraschetti, dichiara a TPI che “non sono mai stati fatti distacchi”. Ma i fatti non tornano. Solo ad Antonella, nel 2020, sono stati fatti tre distacchi. E non solo, sono decine i cittadini di tutta la Tuscia che ci raccontano di aver subito la stessa identica procedura.

Ma come sono regolamentati i distacchi dell’acqua? L’Onu, con risoluzione approvata il 28 Luglio 2010 ha dichiarato l’accesso all’acqua potabile e all’igiene un diritto umano. Tale diritto può essere “quantificabile” nei 50 litri al giorno a persona stimati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “flusso minimo vitale.” In Italia purtroppo tale diritto non è di fatto garantito, poiché non esiste alcuna normativa nazionale che tuteli contro i distacchi, né esiste nulla che definisca il concetto di “morosità incolpevole” su questo tema. Tutto questo nonostante il 12-13 giugno 2011 un referendum abbia sancito la volontà popolare per la gestione dell’acqua fuori dalle regole del mercato.


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Leggi anche: 1. Sutri, cittadini costretti a bere arsenico: l’acqua era contaminata ma il Comune non ha avvertito / 2. Esclusivo TPI: Bollette pazze nel Viterbese, cittadini costretti a pagare fino a 5mila euro per l’acqua corrente / 3. ESCLUSIVO. La storia del Senatore leghista che non paga le bollette mentre al resto d’Italia staccano l’acqua in piena pandemia

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