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Il primo maggio nasce la piattaforma comune “diritti per i rider”

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Durante la pandemia, gli ordini si sono moltiplicati ma i rider continuano a lamentare l'assenza di diritti e tutele per il loro lavoro

Il primo maggio nasce la piattaforma comune “diritti per i rider”

Il giorno in cui si celebra la giornata internazionale dei lavoratori, il Primo maggio, nasce la piattaforma comune “Diritti per i rider”, lanciata da diverse città d’Italia, da Milano e Bologna passando per Roma, Firenze, Napoli e Palermo. Tutti i riders si coalizzano per dare vita all’unione delle esperienze sindacali attive su tutti i territori del paese come “Rider x i diritti”. Nell’appello, si legge: “In questo momento di grande sacrificio globale per molte categorie di lavoratori e non, a causa dell’emergenza sanitaria, noi fattorini del delivery siamo tra i più colpiti nel mondo del lavoro. Siamo tra i pochi rimasti in strada, pagati a cottimo, ricattati dai sistemi di punteggio delle app e arruolati con contratti di collaborazione occasionale o di falso lavoro autonomo, senza applicazione di un contratto collettivo nazionale, nonostante una legge approvata a novembre 2019 e la Corte di Cassazione abbiano riconosciuto la nostra soggezione alla disciplina della subordinazione”.

 

“Ci chiamano ‘eroi’ ma siamo lavoratori senza diritti, senza un contratto di lavoro vero. Gli ordini si sono moltiplicati nelle ultime settimane, la paga a consegna si è drasticamente ridotta e le aziende, anche durante la pandemia, continuano mettere in strada nuovi riders per distribuire comfort food ai loro clienti. Ci chiamano eroi ma lavoriamo senza diritti, alla faccia del “servizio essenziale”! Sempre noi riders, senza gel e mascherine fornite dalle aziende, ci siamo dovuti rivolgere alle aule dei tribunali per ottenere ciò che ci spettava”, spiegano i riders, per poi denunciare la modalità di lavoro. “Le piattaforme, nonostante il pericolo di contagio da Coronavirus, stanno continuando a non distribuire gli strumenti necessari per la tutela di chi consegna, dei dipendenti dei ristoranti e di chi ordina. È tempo che i vari Glovo, Deliveroo, JustEat e UberEats si attrezzino per garantire reddito e sicurezza sul lavoro, non soltanto per noi riders ma anche nell’interesse della tenuta del sistema sanitario nazionale. È necessario che lavoriamo? Ci forniscano i dispositivi di protezione!”

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