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Dino Mocciola: chi è l’ultras della Juve e capo dei Drughi arrestato per estorsione

Il leader dei Drughi è stato arrestato a Torino con le accuse di spaccio e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, corruzione, falso ideologico e associazione a delinquere

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 16 Set. 2019 alle 16:39 Aggiornato il 16 Set. 2019 alle 17:00
Immagine di copertina
Il capo ultras Dino Mocciola Credit: Carabinieri di Torino

Dino Mocciola: chi è l’ultras della Juve e capo dei Drughi arrestato

Dino Mocciola, capo ultras incontrastato della Juve, è tra i 12 arrestati con le accuse di spaccio e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, corruzione, falso ideologico e associazione a delinquere nell’inchiesta Last Banner della Digos di Torino.

Chi è Dino Mocciola

Gli ultras ricattavano la società della Juve per avere biglietti e gestire il bagarinaggio e Dino Mocciola aveva un ruolo fondamentale: era considerato l’anello di congiunzione tra il mondo ultras e la ‘ndrangheta.

Dino Mocciola, già finito in carcere all’inizio degli anni Novanta per aver ucciso durante una rapina un carabiniere, era così  temuto che nemmeno gli ultras lo chiamavano per nome parlandone al telefono. Nelle 225mila intercettazioni captate dagli investigatori in un anno di indagine compare solo “lui”, “il presidente” ,“il cane”.

Anche  quando era in carcere il suo nome campeggiava su uno striscione allo stadio delle Alpi “ciao Dino” e, nonostante in sua assenza i Drughi avessero perso potere, appena uscito di prigione nel 2005 ha ripreso il controllo della curva con violenze e biglietti regalati.

Non erano solo i Drughi a riconoscere la sua autorità, costruita negli anni mitici del tifo ultras degli anni 70 e 80, e confermata con la vicinanza ad alcuni boss della ‘Ngdrangheta. Anche gli altri gruppi coinvolti nell’inchiesta si rimettevano alle sue decisioni: era lui a decidere a quanto e a chi potevano essere rivenduti i biglietti destinati al bagarinaggio. E chi non aveva la tessera dei Drughi pagava di più.

Il sequestro: cosa c’era a casa di Dino Mocciola

Tra gli oggetti sequestrati a casa di Dino Mocciola nella notte del 15 settembre, oltre a un bassorilievo di Mussolini, cui non ha mai nascosto di ispirarsi, anche una medaglia che celebra il “Miglior capo”, regalo del tifo organizzato. La polizia ha trovato anche una statuina del film Arancia Meccanica da cui il gruppo di tifosi prende il nome.

Tra le perquisizioni di questa mattina anche le sedi e le abitazioni private dei leader di Tradizione, il gruppo torinese più numeroso dopo i Drughi, dei  Viking, compagine milanese del tifo bianconero  il cui  capo Loris Grancini (già in carcere per tentato omicidio), era arrivato in passato a minacciare il titolare di una ricevitoria non compiacente.

La polizia ha perquisito anche il Black and White, storico bar dei tradizione a Grugliasco gestito da Umberto Toia, coinvolto in passato in gravi episodi di violenza.

Le inchieste di Report

Le indagini sono scaturite da una denuncia avanzata dallo Juventus club stesso e hanno permesso agli inquirenti di delineare una precisa strategia estorsiva degli ultras nei confronti della società.

Quando infatti, al termine del campionato 2017/18, la Juventus aveva revocato alcuni privilegi concessi alle tifoserie, i capi ultrà hanno reagito mettendo in campo una precisa strategia criminale per ripristinarli e riaffermare una posizione di forza.

Gli investigatori hanno inoltre accertato l’attività dei ‘Drughi’ per raccogliere centinaia di biglietti per le partite allo Juventus Stadium, avvalendosi di biglietterie compiacenti sparse su tutto il territorio nazionale.

Alle attività illegali che avevano luogo tra gli esponenti della curva bianconera il programma di Rai3 Report ha dedicato due inchieste di Federico Ruffo, intervistando alcuni degli ultras  arrestati poi grazie all’operazione della Digos Last Banner.