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“L’ho uccisa io”: il compagno confessa il delitto di Lidia Peschechera

Nuovi terribili dettagli del caso di Pavia arrivano dalla confessione del compagno di Lidia Peschechera: l’ha strangolata ed è stato 3 giorni col cadavere

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 18 Feb. 2021 alle 18:07
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Immagine di copertina
Lidia Pescherera Credits: Facebook

Svolta nel caso di Pavia. Il compagno di Lidia Peschechera ha confessato: “Sì, ho uccisa io, Lidia! Era il 12 febbraio”.

Inizia così a farsi luce sulla morte della cinquantenne attivista pavese: è il giovane stesso – Alessio Nigro, 28 anni, originario della provincia di Lodi – a raccontare che nel corso di una lite ha strangolato la donna, e poi ha steso il corpo nella vasca da bagno.

Il corpo esanime di Lidia è stato ritrovato nel pomeriggio di mercoledì, nel suo appartamento di via Depretis, al pian terreno di una palazzina al civico 4 in zona Ticinello.

Le confessioni

Il datore di lavoro della donna, operaia in una azienda di Pieve Emanuele (Mi), si era preoccupato per la sua assenza e aveva contattato l’ex marito che ha poi chiesto l’intervento dei carabinieri. Dopo averla uccisa, il compagno ha preso il cellulare di Lidia e ha inviato qualche sms alle colleghe e alle amiche per non destare sospetti.

L’uomo ha raccontato ai carabinieri di aver vissuto in casa con il cadavere in bagno tre giorni, sino al 15 febbraio, giorno in cui ha lasciato Pavia per rifugiarsi a Milano. Stava con Lidia da qualche mese.

Chi era Lidia

Lei era un’attivista Lgbt, animalista convinta, e sempre al fianco dei più deboli e voleva stare vicino a quel ragazzo che aveva conosciuto lo scorso anno. Senza un tetto sulla testa, e con gravi problemi di alcolismo, lo aveva fatto entrare a casa sua, anche se da subito le liti e gli scatti violenti del compagno avevano complicato la loro relazione.

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Lidia aveva confidato alle amiche di aver avuto paura, ma sperava le cose si sistemassero, sino all’ultima tragica lite avvenuta venerdì scorso, quando il compagno le ha stretto le mani attorno al collo, togliendole il respiro per sempre.

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