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    Covid, boom di contagi e ospedali in affanno: la Campania sotto assedio. Cosa sta succedendo

    Il governatore della Campania Vincenzo De Luca
    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 7 Ott. 2020 alle 14:52 Aggiornato il 7 Ott. 2020 alle 17:40

    Covid in Campania: la situazione dei contagi

    Dopo che per mesi la pandemia “ha risparmiato” molte regioni del Centro e del Sud Italia, il quadro epidemico inizia a cambiare notevolmente e la mappa della diffusione del contagio degli ultimi mesi differisce parecchio da quella che seguivamo a marzo e aprile.

    Tra le regioni che maggiormente stanno soffrendo un aumento dei casi c’è sicuramente la Campania. Nell’ultimo bollettino reso disponibile dalla protezione civile, sono 544 i nuovi positivi al Coronavirus su 7.504 tamponi. Ieri erano 395 su 5.064 test realizzati, mentre l’altro ieri erano 431 su 4.867 tamponi analizzati. In totale, dall’inizio della pandemia, sono 15.707 le persone che sono risultate positive al Coronavirus in Campania, mentre sono 644.967 i tamponi analizzati. Il numero complessivo dei decessi in Campania dall’inizio dell’emergenza sanitaria è invece di 469 persone.

    “Situazione preoccupante che deve essere affrontata con grande decisione. Siamo su una lama di un rasoio, sospesi tra riabbassare questa curva epidemica o avere problemi di pressione importante sul sistema sanitario”, spiega a TPI Walter Ricciardi, super-consulente del Ministero della Salute e rappresentante italiano al Consiglio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

    “Il sistema sanitario campano ha retto fino a questo momento, ma se non si tiene sotto controllo, la curve epidemica può creare problemi di saturazione. A me non preoccupano tanto i posti in terapia intensiva, perché oggi sappiamo curare meglio il Covid e lo sappiamo diagnosticare prima. Ciò che spaventa è la saturazione dei posti letto in generale: sono pazienti che vanno gestiti con una serie di cautele; c’è bisogno di attrezzare dei reparti per pazienti infettivi e possibilmente per non farli incrociare con pazienti non infettivi”.

    Il problema sollevato dal professor Ricciardi ha avuto già i primi riscontri negli ospedali campani, anche di grande capienza, con il Cotugno di Napoli, una delle strutture che per far fronte alla nuova domanda di posti letti per Coronavirus, sta convertendo diversi reparti dell’ospedale, proiettandosi in una completa conversione a Covid Hospital (lo abbiamo raccontato in questo articolo).

    Le ordinanze di De Luca e lo scontro con De Magistris

    Di fronte all’incalzare del contagio, nei giorni scorsi il governatore Vincenzo De Luca ha emanato una nuova ordinanza, la numero 77 per la precisione, con la quale impone altre restrizioni alla movida, sancendo la chiusura di bar, ristoranti e simili alle ore 23 nel corso della settimana e alle 24 per quanto riguarda il weekend. Misure che al momento però non mostrano gli effetti benefici sperati.

    “Le Asl campane sono sotto pressione, la Campania è una delle regioni che ha scaricato meno l’app Immuni, sta sotto il 10%. Si corre il rischio di perdere il tracciamento dei focolai e a questo punto l’epidemia si diffonde in modo difficile da controllare”, prosegue Ricciardi. “Non è ancora arrivata l’influenza: quando accadrà si sommerà questa situazione del Covid all’influenza e anche delle altre sindromi, come le sindromi para-influenzali e sarà critica”, conclude il super consulente del ministero.

    Sul fronte politico le cose non vanno certamente meglio. L’ultima ordinanza emanata dalla Regione Campania ha acceso lo scontro tra il governatore De Luca e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Secondo il primo cittadino, l’ordinanza rischia di consegnare esercizi e attività commerciali alla criminalità organizzata. “Chiudere ristoranti e locali alle 23 non ha nulla a che vedere con la movida – ha affermato – perché la movida ha altri tipi di locali, di luoghi e di contesti. Tra l’altro l’aumento dei contagi a Napoli non deriva per nulla da comportamenti all’aperto. Ci sono ben altri contesti soprattutto legati all’estate quando si è dato il via libera a tutti”.

    Il sindaco accusa il presidente De Luca perché secondo lui “in questi mesi non sono stati fatti passi in avanti sulla tutela sanitaria dei cittadini napoletani e campani”. De Magistris sostiene che si scarichi sempre “la responsabilità sul ragazzo che sta fuori scuola, sul ristoratore, sul pizzaiolo che vengono considerati il pericolo per la diffusione del contagio”. Uno scontro del tutto parallelo a quello che si sta consumando molto più a nord, tra l’assessore al welfare della Lombardia Giulio Gallera e il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

    “Da Gallera non mi sento tutelato come cittadino lombardo nel suo ruolo” accusa Sala, intervenendo nella polemica sui vaccini, che ha visto negli ultimi giorni la Regione Lombardia e il Comune di Milano scontrarsi duramente. “È davvero triste che la vice sindaco di Milano pieghi la sua carica istituzionale a una polemica politica ingiustificata e strumentale”, ha replicato l’assessore, ricordando che “abbiamo acquistato l’80 per cento delle dosi in più rispetto allo scorso anno che ci permetteranno di vaccinare in tempi utili le persone fragili, gli over 60, le donne gravide, gli operatori sanitari e i bambini”.

    Il rapporto tra De Luca e De Laurentiis

    Il governatore De Luca ha fatto della gestione dell’epidemia in Campania il punto forte della campagna elettorale per le regionali. E proprio sulla gestione emergenza Covid il presidente è stato nuovamente premiato e rieletto. Come non ricordare il pubblico endorsement che il presidente del calcio Napoli Aurelio De Laurentiis fece a De Luca in piena campagna elettorale. “Cari Campani, il Napoli sostiene la candidatura di De Luca per il secondo quinquennio di presidenza della Campania”, scriveva su Twitter De Laurentiis.

    Un rapporto amicale e di stima che è emerso anche negli ultimi giorni, a proposito della controversa e (fin troppo) dibattuta partita Juve-Napoli, il match non giocato a causa della mancata partenza del club partenopeo per Torino, in seguito al divieto dell’Asl di Napoli. Secondo un’esclusiva pubblicata da L’Espresso, il momento decisivo arriva alle 18:25 di sabato 3 ottobre, quando l’avvocato Almerina Bove, vicecapo di gabinetto di Vincenzo De Luca, governatore della Regione Campania e depositario delle deleghe alla Sanità, conferma alla società azzurra l’obbligo per i contatti stretti di Piotr Zielinski, calciatore risultato positivo al Covid, di non “allontanarsi dal domicilio comunicato”. La società di De Laurentiis invoca un’ulteriore precisazione delle aziende sanitarie locali: sia Asl Napoli 1 che Asl Napoli 2 ribadiscono l’obbligo di quarantena a Napoli, richiamandosi alla posizione del vicecapo di gabinetto Armelina Bove. Da lì i sospetti sull’acclarata amicizia fra il governatore De Luca e il patron De Laurentiis.

    Il bavaglio di De Luca ai dirigenti sanitari

    Ora che il quadro sanitario della Campania è drammaticamente mutato, e iniziano a piovere le critiche per come si stiano allentando le misure di controllo facilitando la ripresa del contagio, il governatore De Luca ha imposto un protocollo rigidissimo per quanto concerne la comunicazione sull’andamento del Covid in Campania. Una nota protocollata della Regione Campania ha come oggetto “Gestione delle informazioni e rapporti con i media”, firmata da  Ugo Trama, lo spiega in modo netto.

    Dirigenti ospedalieri, dunque medici e manager delle Aziende sanitarie locali, non potranno rilasciare “indicazioni e riscontri” agli organi di stampa siano essi web, radio, tv e carta stampata, né scrivere sui social media su vicende relative all’andamento Covid in Campania. “Si segnala che la scrivente Unità di crisi, in raccordo con la presidenza della Regione, è l’unico organismo abilitato a fornire indicazioni e riscontri agli organi di stampa e a quelli radiotelevisivi e ai social media. È pertanto inibito a tutti gli organi aziendali rilasciare informazioni e interviste o intrattenere collaborazioni con i predetti organi senza espressa autorizzazione di questa unità di crisi”.

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