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Covid, l’allarme del presidente dell’Accademia dei Lincei: “È come un tir che ci viene addosso, intervenga Mattarella”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 24 Ott. 2020 alle 09:01
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Immagine di copertina

“A marzo stavamo per essere investiti da un Tir che viaggiava a 130 chilometri orari. Oggi ci sta arrivando addosso a 60 chilometri orari”. È il parallelismo che il professor Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia dei Lincei, tra i fisici italiani più stimati nel mondo, fa in un’intervista a la Repubblica in tema di Covid-19. E precisa: “Abbiamo il tempo per scansarci, ma se non lo faremo ci ammazzerà lo stesso, anche se va più piano”. Un suo articolo recente pubblicato dall’Huffington Post ha ispirato 100 scienziati che hanno inviato un appello al capo dello Stato Mattarella e al premier Conte in cui segnalano “all’attenzione delle istituzioni le stime riportate nell’articolo”.

E che Parisi ribadisce: 500 morti al giorno a metà novembre. Poi ragiona: “Temo persino che sia una stima ottimistica. La situazione è questa: a partire dal 5 ottobre i nuovi casi raddoppiano ogni settimana. Ed è ormai consolidato il rapporto tra nuovi casi e numero di morti: i decessi sono proporzionali ai contagi con una settimana di ritardo”. Secondo Parisi “C’è un rapporto di uno a ottanta, un decesso ogni 80 contagi” cosicché “ragionevolmente, i quasi 20mila nuovi casi di oggi corrisponderanno a circa 250 morti di venerdì prossimo”. “Se dunque le misure prese nei giorni scorsi non dovessero rallentare questa tendenza – sintetizza l’accademico dei Lincei – basta un po’ di aritmetica per calcolare che a metà novembre ci ritroveremo con 500 morti al giorno”.

Poi Parisi rovescia un paradigma di questi giorni: “C’è un dato che mi colpisce: da inizio settembre i nuovi contagi sono aumentati di quasi otto volte, mentre i tamponi effettuati sono solo raddoppiati. L’impressione è che sia l’aumento dei casi a far crescere il numero di tamponi: più ci sono contagi più si fanno controlli. Spero che si stia riuscendo a registrare il 90% dei casi”, dice il professore che prospetta ancora un calcolo: “Con un po’ di matematica si può dimostrare che questo corrisponde al fatto che una persona contagiata ne infetta in media altre due. E allora l’obiettivo immediato deve essere ridurre del 50% le occasioni di contatto fra le persone”.

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