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Caporalato a Cosenza, braccianti sfruttati e discriminati: costretti a mangiare per terra

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 23 Giu. 2020 alle 14:39
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Immagine di copertina

Ancora una storia di sfruttamento, ancora una storia di caporalato. Non si fermano le attività investigative delle forze dell’ordine che questa volta hanno portato alla luce quanto accaduto a Paola, in provincia di Cosenza. Braccianti provenienti dal Bangladesh sfruttati con paghe da fame e sottoposti a turni massacranti. Ma non è tutto. I braccianti erano anche discriminati.

I lavoratori agricoli erano costretti a mangiare per terra, a differenza dei colleghi italiani ai quali era concesso l’utilizzo di un tavolo. Arrivavano a lavorare fino a 26 ore di fila e la paga pattuita era di 1,50 euro l’ora. Vessati da insulti e minacce, i braccianti erano indotti a vivere in alloggi fatiscenti dove si è constatata la presenza di muffe sui muri, bagni malfunzionanti e inefficienti, mancanza di riscaldamenti e la presenza di letti congestionati dislocati in tutte le camere dell’appartamento, precisamente 7 posti letto in circa 70 metri quadrati.

Sono stati proprio alcuni di loro a denunciare tutti gli abusi e a far scattare le indagini. A tutti i lavoratori stranieri non è mai stato riconosciuto alcun diritto, come riposi settimanali, ferie, congedi per malattia né alcun compenso per le ore straordinarie prestate. Secondo quanto accertato, i braccianti lavoravano in ambienti in cui perennemente si assisteva alla violazione di norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, senza alcun indumento anti infortunistico o di sicurezza sui luoghi di lavoro.

“Poi arrivava il momento della pausa pranzo, prima di tornare chini, sotto il sole cocente, a coltivare i campi in cui crescono frutta, verdure e ortaggi destinati ai nostri consumi. È lì che al volto disumano del caporale si aggiunge quello insopportabile del razzista. Che prevede che i posti a tavola siano assegnati in base al colore della pelle. I bianchi sulla sedia. I neri a terra. In un apartheid infinito, che non è differente dai tempi di Rosa Parks. È soltanto più lontano dai nostri occhi”, scrive su Facebook l’eurodeputato Pietro Bartolo commentando la notizia.

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